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Esteri

Condanna a morte per Assad: è da tempo a Mosca

Al centro del verdetto i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e l'alto tradimento commessi durante i ventiquattro anni del suo potere

di Angelo Vitale -

Assad da Putin nel 2023


Un verdetto dal valore politico e simbolico: da un tribunale penale di Damasco la condanna a morte in contumacia per l’ex presidente Bashar al-Assad.

La condanna a morte

La sentenza giunge al termine delle prime procedure giudiziarie avviate dalle nuove autorità siriane nate dopo il crollo definitivo del regime e la rotta delle forze baathiste.

Al centro del verdetto i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e l’alto tradimento commessi durante i ventiquattro anni del suo potere. In particolare, nel corso del sanguinoso conflitto civile iniziato nel 2011.

Chi è Bashar al-Assad, l’ascesa al potere

Medico oftalmologo formatosi a Londra, Bashar al-Assad è diventato presidente della Siria nel 2000, succedendo al padre Hafez al-Assad, che aveva mosso i fili del Paese con pugno di ferro per trent’anni.

I ventiquattro anni di regime

Nonostante le iniziali illusioni di riforma (la cosiddetta “Primavera di Damasco”), il suo governo ha consolidato un sistema autocratico dominato dall’élite alawita e dal partito Ba’ath.

La guerra civile (2011–2024)

Con lo scoppio delle proteste popolari del 2011, la risposta del regime è stata la repressione armata. Il conflitto ha causato oltre mezzo milione di morti, l’uso accertato di armi chimiche contro i civili. Inoltre, la tortura sistematica nelle carceri (come il carcere di Saydnaya) e il dislocamento di oltre metà della popolazione siriana.

La caduta e l’esilio

L’improvvisa offensiva delle forze ribelli e di coalizione e il progressivo disimpegno dei suoi storici alleati militari (Russia e Iran) hanno portato al crollo del regime a fine 2024, costringendo Assad a fuggire dal Paese e a rifugiarsi a Mosca, dove risiede sotto la protezione del Cremlino.

Cosa stabilisce la sentenza di Damasco

I magistrati della corte penale della capitale siriana hanno formulato i capi d’imputazione principali.

I crimini contro l’umanità e di guerra

Esaminati massacri di civili, bombardamenti indiscriminati su centri urbani e ospedali e l’impiego di armi chimiche (tra cui il sarin e il cloro a Ghouta e Khan Sheikhoun).

La repressione di Stato e la tortura

L’architettura dell’apparato carcerario di regime prevedeva le sparizioni forzate di migliaia di dissidenti.

L’alto tradimento e la svendita della sovranità

Assad, accusato di aver consentito a milizie e forze straniere il controllo del territorio nazionale per garantire la sopravvivenza della propria leadership.

Gli effetti pratici e l’esecuzione del verdetto: il nodo dell’estradizione

La condanna rappresenta l’atto di giustizia simbolico con cui le nuove istituzioni transitorie di Damasco chiudono l’era del Ba’ath. Sul piano pratico, la sentenza non è attualmente eseguibile.

La contumacia e l’asilo a Mosca

Assad si trova in Russia, Putin gli ha concesso asilo politico. Mosca non riconosce le autorità giudiziarie insediatesi a Damasco e non ha alcuna intenzione di concedere l’estradizione.

La condanna in contumacia, comunque, formalizza il mandato di arresto permanente. Qualora l’ex dittatore dovesse lasciare la Russia verso Paesi che riconoscono la nuova giurisdizione o le rogatorie internazionali, rischierebbe l’immediato arresto.

Il verdetto di Damasco si affianca pure alle indagini e alle pressioni della diplomazia internazionale per azionare la giurisdizione universale sulla confisca dei beni degli Assad sparsi per il mondo.

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