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Meteo

Atlantico senza uragani a fine settembre mentre il Pacifico esplode di energia

Il 2026 potrebbe quindi essere ricordato come uno degli anni più anomali mai osservati per l'attività ciclonica globale

di Gianluca Pascutti -

@ANSAfoto


La stagione degli uragani 2026 sta scrivendo una pagina senza precedenti nella storia moderna della meteorologia. Per la prima volta dall’inizio del monitoraggio satellitare, l’Oceano Atlantico arriva alla fine di settembre senza aver prodotto nemmeno un uragano. Mentre l’Atlantico resta sorprendentemente silenzioso, il Pacifico orientale vive una stagione eccezionale, caratterizzata da numerosi sistemi intensi e diversi uragani di categoria elevata. Un contrasto così netto è raro e sta attirando l’attenzione degli esperti di tutto il mondo.

Un record mai visto nell’era satellitare

Normalmente la stagione degli uragani nell’Atlantico raggiunge il suo picco tra agosto e settembre. Entro questo periodo, diversi cicloni hanno già raggiunto la forza necessaria per essere classificati come uragani. Nel 2026 non è accaduto nulla di tutto questo, le tempeste tropicali sviluppatesi finora non sono riuscite a superare la soglia necessaria per trasformarsi in uragani. Il risultato è un dato storico che supera tutti i precedenti registrati dall’inizio delle osservazioni satellitari moderne. Anche l’indice ACE, che misura l’energia accumulata dai cicloni tropicali, si trova su valori eccezionalmente bassi. Questo conferma quanto la stagione atlantica sia stata debole fino a questo momento.

Il ruolo decisivo di El Niño

Dietro questa situazione si nasconde soprattutto un protagonista, El Niño. Il fenomeno climatico, sviluppatosi con intensità molto elevata nel Pacifico equatoriale, sta modificando la circolazione atmosferica su scala globale. L’effetto più evidente sull’Atlantico è l’aumento del cosiddetto wind shear, ovvero la variazione della velocità e della direzione dei venti con la quota. Quando il wind shear diventa troppo intenso, le perturbazioni tropicali faticano a organizzarsi. I temporali che alimentano i cicloni vengono infatti disgregati prima di consolidarsi. Per questo motivo molte onde tropicali provenienti dall’Africa hanno trovato condizioni sfavorevoli e non sono riuscite a trasformarsi in uragani.

Nel Pacifico accade l’esatto contrario

Se l’Atlantico soffre, il Pacifico beneficia della stessa configurazione atmosferica. Le temperature superficiali marine risultano molto favorevoli allo sviluppo dei cicloni tropicali. Inoltre, il wind shear è generalmente più debole, creando un ambiente ideale per la rapida intensificazione delle tempeste. La conseguenza è una stagione già definita straordinaria sotto molti aspetti. Numerosi sistemi hanno raggiunto la forza di uragano maggiore, con alcuni cicloni che hanno toccato la categoria 5.

Cosa può succedere adesso

Nonostante il record storico, la stagione atlantica non è finita. Ottobre rappresenta ancora un mese potenzialmente favorevole alla formazione di cicloni tropicali. Basta infatti una breve finestra atmosferica ideale per consentire la nascita di un uragano significativo. Tuttavia, il quadro attuale resta straordinario. Da una parte c’è un Atlantico quasi completamente bloccato, dall’altra un Pacifico estremamente attivo e ricco di sistemi intensi.

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