Bicchielli FI: “Sul rischio idrogeologico serve un cambio culturale. La sicurezza del territorio è una priorità nazionale”
Intervista al parlamentare Giuseppe Bicchielli - FI - sui temi della sicurezza del territorio e della prevenzione e della tutela delle eccellenze del nostro Paese.
Deputato di Forza Italia, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico e vice responsabile nazionale degli Enti Locali del partito, Pino Bicchielli è tra i parlamentari maggiormente impegnati sui temi della sicurezza del territorio, della prevenzione e della tutela delle eccellenze italiane.
Dall’emergenza dei Campi Flegrei alla valorizzazione dell’olio di qualità, fino al dibattito sulla riforma della legge elettorale e al congresso regionale di Forza Italia in Campania, Bicchielli traccia un quadro delle sfide che attendono il Paese.
Presidente, i Campi Flegrei continuano a vivere una fase delicata. Qual è la situazione oggi?
«È una situazione che richiede la massima attenzione, ma anche equilibrio. La Commissione parlamentare che presiedo si è recata già due volte nei Campi Flegrei proprio per verificare direttamente lo stato delle cose, ascoltare amministratori, Protezione civile, tecnici e cittadini. Siamo di fronte a un fenomeno naturale complesso, che accompagna quel territorio da sempre e che non può essere affrontato con slogan o allarmismi.
Il Governo Meloni ha dimostrato grande reattività, investendo risorse importanti e garantendo un costante coordinamento istituzionale. La Protezione civile rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale e sta svolgendo un lavoro prezioso. Tuttavia sarebbe un errore pensare che esistano soluzioni semplici a un problema strutturale. Occorre continuare a investire sulla prevenzione, sulla conoscenza scientifica e soprattutto sulla cultura del rischio».
Lei parla spesso di un cambio di paradigma. Cosa significa concretamente?
«Per troppo tempo in Italia si è intervenuti quasi esclusivamente dopo le emergenze. Oggi dobbiamo invertire questa logica. La prevenzione deve diventare una politica pubblica permanente. Significa pianificazione, manutenzione del territorio, informazione ai cittadini e investimenti costanti. Ma significa anche educazione. I cittadini devono conoscere il territorio in cui vivono e sapere come comportarsi. Il cambiamento culturale è probabilmente la più grande opera pubblica che possiamo realizzare».
Nei giorni scorsi è stato approvato un suo ordine del giorno sulla valorizzazione dell’olio italiano di qualità. Qual è l’obiettivo?
«È una battaglia alla quale tengo molto perché riguarda l’identità del nostro Paese. L’Italia produce alcuni degli oli extravergine migliori al mondo e spesso questa qualità non viene adeguatamente valorizzata. Con l’ordine del giorno approvato sarà consentita una valorizzazione ancora più chiara delle cultivar autoctone, della provenienza da oliveti storici, paesaggistici ed eroici e delle produzioni riconducibili alle Città dell’Identità dell’Olio, realtà che svolgono un lavoro straordinario nella tutela delle nostre eccellenze. Il consumatore ha diritto a conoscere con precisione ciò che acquista.
Dietro una bottiglia di olio non c’è soltanto un prodotto alimentare, ma un patrimonio ambientale e culturale che merita di essere riconosciuto e premiato».
Il centrodestra continua a confrontarsi sulla riforma della legge elettorale. Qual è la sua posizione?
«I modelli tecnici possono essere diversi e tutti hanno aspetti positivi e criticità. Il punto fondamentale, però, non è il tecnicismo del sistema elettorale, ma la filosofia che lo ispira. I cittadini devono sapere chi governerà il Paese e il giorno successivo al voto deve esistere una maggioranza chiara e stabile in Parlamento.
Questa è la vera esigenza dell’Italia. Garantire stabilità significa dare credibilità alle istituzioni, favorire gli investimenti e consentire ai governi di realizzare il programma per cui sono stati scelti dagli elettori. Il confronto nel centrodestra è serio e costruttivo e nasce proprio da questa impostazione».
Guardando alla Campania, il congresso regionale di Forza Italia si avvicina. Che clima si respira?
«La Campania rappresenta uno dei bacini elettorali più importanti per Forza Italia e proprio per questo abbiamo una responsabilità ancora maggiore. Credo che il nostro obiettivo debba essere quello di recuperare tanti amministratori, dirigenti e militanti che negli ultimi anni si sono progressivamente allontanati dal partito. Per riuscirci servono apertura, ascolto e una proposta politica capace di coinvolgere.
L’unità è sempre un valore, ma purtroppo oggi non la vedo. C’è un intestardimento nel voler mantenere posizioni che si sono dimostrate fin troppo divisive. Io continuo a pensare che Forza Italia debba ritrovare quello spirito inclusivo che Silvio Berlusconi ha insegnato agli italiani: valorizzare il merito, allargare la partecipazione e costruire una classe dirigente che guardi al futuro. È questa la sfida che abbiamo davanti e sulla quale sono pronto a dare il mio contributo».
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