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Economia

Lo stato (comatoso) dell’Unione

Più che le frasi fatte fanno rumore i silenzi. Energia, imprese e politica estera: è tutto da rifare

di Giovanni Vasso -


Lo stato comatoso dell’Unione. Ha parlato, e tanto, Ursula von der Leyen. Non ha detto niente. Il sesto (che il dio degli euroburocrati ce la conservi) discorso sullo stato dell’Unione è un capolavoro di retorica e nulla, un aperitivo con il costante differimento degli obiettivi prioritari agli anni che verranno al posto dello Spritz. E la tecnocrazia al posto della fettina di arancia.

Lo Stato comatoso dell’Unione

Sì, è vero. Ha citato tanti argomenti. Ha parlato dell’energia, dell’intelligenza artificiale. Di una Europa che deve ritrovare competitività praticando una (vera) Unione. È sicura, Ursula, che entro la fine del 2027 (campa cavallo) Bruxelles concluderà tutte le pratiche per la riforma del mercato unico e che questo diventerà un Continente in cui saranno “drasticamente” abbattuti “gli oneri amministrativi che frenano imprese e Pmi”. Di cui, la stragrande maggioranza, arriva proprio dalla storica iperfetazione regolamentare patologica della Ue. Ma non preoccupatevi. Ora, ha detto Ursula, tutto cambierà perché nel 2027 (aridaje coi rinvii) aprirà i battenti il Congresso d’Europa. E saranno chiamati a farne parte le menti più brillanti del continente in ogni ambito. Occorrerà comprendere innanzitutto chi deciderà chi sono gli sveglioni d’Europa che dovrebbero traghettarci fuori dalla crisi. Poi bisognerà capire a cosa servirà l’ennesimo gruppo, organismo, ente, comitato o quel che sarà. Perché se servirà a fare altri report e ulteriori roadmap se, per dire, quelli commissionati a Draghi e Letta restano chiusi in un cassetto. L’Europa è tecnocrazia più elettrificazione.

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Tecnocrazia più elettrificazione

È arciconvinta, la Capa dell’esecutivo comunitario che si debba “puntare con decisione sulla nostra energia pulita, conveniente e prodotta in casa: che si tratti di rinnovabili e nucleare, biometano o altro”. Ma mentre lo dice, non solo non fa nulla contro gli Ets ma difende e rilancia il Green Deal. È, Ursula, fiduciosa nel fatto che, in materia di Ia, l’Europa debba “restare in gara”. Senza nemmeno rendersi conto che, nel dirlo, sta già ammettendo, insieme al fallimento di una strategia tutta carta e garbugli e zero investimenti reali, l’Ue non ce la farà a reggere il passo degli altri. Vuol portare, ha detto Von der Leyen, l’intelligenza artificiale nell’economia reale. Qualcuno le dica, per carità, che la Cina ha già superato gli Stati Uniti sulla Consumer Ai e che l’Europa, che intanto sperava di risolvere la bisogna legiferando ed emendando regolamenti, è in estremo ritardo.

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Il mistero (buffo) del silenzio sul debito comune

Non è entrata nel merito di niente. Ha ribadito gli obiettivi, non ha mostrato lo straccio di una strada da percorrere. Tante parole, pochi o zero fatti. È sempre la stessa Ue che, mentre il mondo si preparava alle sfide del futuro, misurava la lunghezza delle zucchine e imponeva tappi inamovibili. Resta inevasa la grande domanda di fondo. Dobbiamo essere più Unione, ha pigolato Ursula (che ha provato a difendere l’idea di fare “un grande bilancio” dalla torva austerità dei suoi danti causa tedeschi), ma s’è ben guardata dal dire l’unica cosa che avrebbe dovuto aggiungere alla lista di buoni propositi per l’anno (scolastico?) nuovo. Nemmeno un riferimento al debito comune. Come si dovrebbe mobilitare il risparmio privato a cui pure ha fatto riferimento? Rimane un mistero.

E intanto il governo elimina il bollo auto

Ha parlato, e tanto, Ursula von der Leyen. Ma non ha detto niente. E gli Stati membri fanno ciò che possono, frenati come sono proprio da Bruxelles. Intanto, però, il governo italiano ha varato la fine del bollo auto e moto per dare una mano alle famiglie già afflitte dal caro carburanti. “Oggi – ha detto Meloni – il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”. Ma più amate dalle Regioni. Questa, però, è un’altra storia. Chigi qualcosa ci prova a farla. Bruxelles, invece, resta vittima di se stessa. Delle ambizioni green, dei dogmi ragionieristici di bilancio, delle magnifiche sorti e progressive. Non basta citare gli startupper che si conoscono in Erasmus per dare un’idea di sviluppo economico convincente. Ha parlato tanto, Ursula. Fin troppo. Ma non ha detto niente.   


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