Le bombe di Roma Est, la mappa dei clan
Quando la polvere da sparo torna a farsi sentire sui marciapiedi romani, il messaggio non è mai casuale
Dalla periferia al cuore degli affari, la catena di ordigni a San Basilio e Centocelle svela la pax fragile tra clan, ‘ndrine e narcomafie. Ecco chi si divide la Capitale.
Sotto le bombe di Roma est
Boati nella notte, serrande sventrate, l’eco delle deflagrazioni che rimbalza tra i palazzoni da San Basilio a Centocelle, fino all’Alessandrino e al Quarticciolo. Negli ultimi tempi la periferia est di Roma è tornata a tremare sotto i colpi di ordigni artigianali e bombe carta.
Una sequenza incessante di attentati che per i residenti somiglia a una fiction criminale, ma che per la Direzione Investigativa Antimafia e la Dda rappresenta la conferma di una grammatica precisa: quando la polvere da sparo torna a farsi sentire sui marciapiedi romani, il messaggio non è mai casuale.
Chi crede a una guerra di mafia vecchio stile, con eserciti schierati per la conquista della città, commette un errore d’interpretazione.
Nessuna cupola
Come ricordano le relazioni ufficiali dell’Antimafia e gli studi del think tank Global Initiative, Roma non ha mai avuto una “cupola” né un vertice unico. Vale ancora la massima citata nelle aule giudiziarie: “Se comandano tutti, non comanda nessuno”.
La Capitale è dominata dal cosiddetto “modello arcipelago”, una rete multipolare in cui le mafie tradizionali — ‘ndrangheta, camorra, Cosa Nostra — convivono con clan autoctoni e narcomafie transnazionali. Un patto fondato sull’accumulazione silenzioso dei profitti e sulla spartizione chirurgica delle zone d’influenza.
Perché questa sequenza di fuoco sui quartieri orientali?
La risposta sta nella natura stessa delle intimidazioni. Gli ordigni esplosi nelle strade di Roma Est non sono dichiarazioni di guerra totale, qualche investigatore le definisce “sanzioni didascaliche”.
Servono a regolare i conti per partite di droga non saldate, a ridefinire i confini informali delle piazze di spaccio o a lanciare avvertimenti a commercianti e vittime di estorsione. Un linguaggio muscolare che riaffiora ogni volta che un arresto eccellente incrina un equilibrio consolidato o che una nuova leva prova a conquistare spazio.
La geografia del potere romano
E’ stata tracciata dall’Osservatorio Regionale per la Legalità e mostra un mosaico articolato. Nel quadrante Est e Sud-Est, San Basilio rimane una delle piazze di spaccio più ricche d’Europa: qui coesistono la ‘ndrangheta dei Marando e dei Gallace, la camorra dei Moccia e famiglie autoctone.
Spostandosi lungo la Casilina, a Tor Bella Monaca e al Quarticciolo, il controllo del territorio si declina nel rigido “sistema delle rette” e delle vedette. Nel quadrante Tuscolano, tra Cinecittà e Centocelle, pesa l’ombra dello storico cartello del clan Senese, capace di saldare la matrice camorristica con la malavita locale. A Ostia e sul litorale dominano gli Spada e i Fasciani, mentre i gruppi albanesi gestiscono le grandi rotte dell’importazione di cocaina stringendo alleanze tra Acilia e Roma Nord.
Ma la vera forza dei clan nella Capitale non risiede nel rumore del tritolo: vince la capacità di mimetizzarsi. Come evidenziato dall’operazione Assedio e dai report della Procura Generale, il traffico di droga garantisce la liquidità immediata, ma il salto di qualità avviene nella “zona grigia” dell’economia legale.
Ristoranti del centro, concessionarie auto, imprese edili e commercio dei carburanti diventano lavatrici ideali per ripulire fiumi di denaro illecito con la complicità di colletti bianchi e prestanome. Mentre la Capitale si appresta ad affrontare una nuova settimana sotto lo sguardo degli investigatori, la mappa di Roma Est conferma che sotto la superficie di una metropoli apparentemente pacifica cova una tensione costante.
L’arcipelago criminale preferisce l’ombra, ma quando gli equilibri finanziari o territoriali scricchiolano, la voce dei boss torna ad affidarsi al rumore delle bombe.
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