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Economia

Sciopero ex Ilva, via ai cortei: cortei a Genova, blocchi a Taranto

Lavoratori in assemblea e in piazza, le ragioni dei sindacati, le richieste alle istituzioni

di Cristiana Flaminio -


È iniziato il lunedì nero dell’ex Ilva: via ai cortei dei lavoratori, da Genova e fino a Taranto. I sindacati sono scesi in piazza per protestare. Per chiedere, meglio, certezze e un piano capace di coniugare la necessità di mantenere i livelli occupazionali e produttivi con gli standard ambientali e anti-inquinamento. Lo spegnimento dell’area a caldo, imposto dalle sentenze dei giudici di Milano, ha portato la situazione a un punto di non ritorno. O si rifà l’Ilva oppure il siderurgico, fuor di retorica, muore.

Via ai cortei Ilva, da Genova…

Giornata di sciopero e cortei: i lavoratori dell’Ilva di Genova Cornigliano hanno tenuto un’assemblea questa mattina. Seguita poi dal corteo. La scelta dell’azienda di fermare gli impianti è stata bollata dalla Fiom-Cgil come “surreale e scellerata”. Si tratta, come ha riferito Stefano Bonazzi, di una decisione “inaccettabile perché la Corte di cassazione dovrà pronunciarsi dopo il 20 ottobre, ma soprattutto perché nonostante la chiusura dell’area a caldo di Taranto gli impianti del nord possono continuare a lavorare”. La richiesta al governo è “semplice”. “Deve fare una cosa semplice: far ritirare la dichiarazione di chiusura degli impianti per il 15 novembre e fare acquisire coils o bramme sul mercato per garantire la continuità produttiva degli impianti a freddo”.

…a Taranto

Un altro dei cortei sindacali ovviamente è partito da Taranto, il cuore dell’intera partita sul futuro dell’ex Ilva. I lavoratori, qui, sono determinati a resistere. Non rientreranno ai loro posti nemmeno quando lo sciopero sarà finito. Almeno fino a che non avranno certezze sul loro futuro. “Non possiamo pagare per le scelte sbagliate della politica e di tutti i governi che si sono succeduti in questi anni”, ha tuonato Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil di Taranto. “Abbiamo necessità di avere delle risposte nell’immediato, e abbiamo la necessità di fare sentire la nostra voce. Devono esserci risposte straordinarie, per questo ci mobiliteremo e non ci fermeremo fino a quando non le avremo”.

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