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Borghi (che scompaiono) “digitali”: il caso Poste

Stiamo portando il 5G, le colonnine di ricarica elettrica e i totem digitali a una popolazione che sta sparendo

di Angelo Vitale -


Borghi al silicio: il caso Poste. Mentre l’Italia dei centri urbani corre verso i 42,3 milioni di identità digitali entro la fine dell’anno, nei piccoli comuni si sta consumando un cortocircuito da 1,24 miliardi di euro. Il Progetto Polis di Poste Italiane è l’ambiziosa missione di trasformare gli uffici postali di quasi 7mila comuni sotto i 15mila abitanti in “Sportelli Unici” digitali. L’obiettivo, installare postazioni self-service h24 per documenti d’identità e certificati anagrafici. E portare persino colonnine di ricarica per auto elettriche e impianti fotovoltaici in borghi dove il trasporto su strada – semmai con un parco veicoli vetusto e non elettrico – è spesso l’unico modo, faticosissimo, per raggiungere i servizi essenziali. Sulla carta, un successo da un miliardo di euro di impatto sul Pil. Nella realtà, l’ennesimo “avanzo” di una strategia che scambia la connessione per la presenza.

La “trappola” dei borghi “fantasma”

Il vero scarto informativo emerge dai dati demografici: stiamo portando il 5G e i totem digitali a una popolazione che sta scomparendo. L’Istat certifica che nelle aree interne del Mezzogiorno la quota di comuni in declino strutturale sfiora il 90%. È quella che la Commissione Europea definisce “trappola dei talenti”. Un circolo vizioso dove l’emorragia di giovani e competenze rende inutile ogni investimento infrastrutturale se non accompagnato dal ripristino di scuole, ospedali e mobilità fisica. Senza “capitale umano”, ogni totem di Poste resta solo un pezzo di silicio in un borgo-museo.

Il ticking clock del 2026

A complicare il quadro, il fattore tempo. Mentre Poste inaugura le “Case dei servizi”, negli uffici tecnici regna il panico per la scadenza del 30 giugno. Gli architetti lanciano l’allarme: senza proroghe immediate, molti di questi cantieri Pnrr rischiano di trasformarsi in “incompiute e fallimenti”. Il paradosso finale di questo giugno: la corsa febbrile per “mettere a terra” i fondi europei ci sta portando a costruire cattedrali tecnologiche perfettamente efficienti, ma destinate a rimanere vuote o, peggio, a metà.

Di cosa è “spia” questo scarto?

Della tendenza a usare la digitalizzazione come anestetico per la chiusura dei servizi fisici. Stiamo arredando il set per il turista della domenica o stiamo garantendo il “diritto di restare”? Finché non si colmerà il divario tra i servizi virtuali e i deserti fisici, resteremo spettatori. Un’Italia connessa, ma senza sostanza.


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