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Politica

I caccia italiani e la Nato europea

di Francesco Da Riva Grechi -


Fa uno strano effetto rilevare come la Nato, alleanza atlantica per eccellenza, imperniata sul rapporto con gli Stati Uniti e sulle iniziative di quest’ultimi, sia oggi in azione esclusivamente come alleanza europea. In questo contesto le fiere attività di contrasto alle intrusioni russe degli Eurofighter italiani.

Come si legge in rete, si è trattato di un intervento fulmineo e chirurgico che ha garantito la sicurezza dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica sopra i territori delle Repubbliche Baltiche. L’ordine operativo di scramble è giunto direttamente dal comando Nato in Germania, attivando i dispositivi d’allerta dislocati presso l’aeroporto militare lituano di Šiauliai. Qui operano i caccia dell’Aeronautica Militare inquadrati nella Task Force Air Baltic Thunder III, pronti a intervenire in ogni momento per proteggere un confine ritenuto altamente strategico.

L’intera manovra si è sviluppata a ritmi serratissimi e si è conclusa in circa venti minuti complessivi dall’avvio della procedura d’emergenza. Una volta agganciata la traccia radar sconosciuta, i piloti degli Eurofighter Typhoon hanno effettuato l’avvicinamento per procedere alla necessaria identificazione visiva, confermando con certezza che l’oggetto volante fosse un drone sospetto penetrato nello spazio aereo controllato.

Prima di procedere all’abbattimento con l’impiego dell’arma, i cacciatori hanno verificato scrupolosamente che il bersaglio sorvolasse un territorio disabitato, escludendo qualunque pericolo per la popolazione civile e impedendo la caduta di frammenti su centri abitati o infrastrutture sensibili. La testimonianza del colonnello Stefano Livatino, comandante della Task Force Air schierata in Lituania, ha confermato un quadro geopolitico di forte fibrillazione.

Nell’arco di appena un mese e mezzo la forza aerea italiana ha dovuto fronteggiare già due incursioni di droni nello spazio aereo baltico. Si tratta di un incremento significativo se raffrontato ai quattro mesi di missione del precedente contingente francese, durante i quali era stata rilevata una sola violazione.

Per rispondere con tempestività ed efficacia alle continue sollecitazioni operative, il dispositivo italiano mantiene una coppia di velivoli costantemente pronta al decollo ventiquattro ore al giorno, con la capacità di incrementare l’assetto portando ulteriori due caccia in prontezza su specifica richiesta dell’Alleanza.

L’Italia figura così tra i maggiori contributori alla salvaguardia del fianco orientale della Nato, mettendo a disposizione competenze tecnologiche e professionalità per garantire il principio cardine della sicurezza collettiva a tutela dei partner alleati privi di una difesa aerea autonoma. Giova sottolineare che si tratta di una solidarietà tutta europea, senza l’intervento degli Stati Uniti.

Questa la priorità del ministro Crosetto: dare alla difesa comune una dimensione continentale, riunendo tutte le Nazioni europee che ne condividono obiettivi e ideali, siano esse membri o meno dell’Ue e della Nato. Contro ogni minaccia, convenzionale od ibrida.

Ogni nazione dell’Europa continentale, Ucraina compresa una volta raggiunta la pace, dovrà essere parte integrante di questo progetto, concepito per affiancare, e non per sostituire, una Alleanza Atlantica sempre più forte e coesa”, ha dichiarato ancora il Ministro.

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