L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cronaca

Vermi nel cibo dei bambini, il “business dell’accoglienza”

La fotografia di una deriva del sistema destinato ai minori

di Dave Hill Cirio -


Con uno scarto improvviso dalla scia della rinascita, Caivano ritorna alle cronache sprofondando in una realtà dove persino il cibo destinato ai bambini diviene merce di speculazione.

L’operazione dei Nas

L’ispezione dei carabinieri condotta insieme al Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Napoli e ai Servizi Sociali comunali, ha scoperchiato un grave quadro di degrado all’interno di cinque strutture socio-assistenziali per minori, tra comunità educative e comunità alloggio, tutte riconducibili alla medesima cooperativa sociale.

Nei locali di stoccaggio e preparazione delle mense, gli ispettori si sono trovati di fronte a sacchi di farina brulicanti di vermi, contenitori per alimenti infestati da insetti e magazzini sottratti ai requisiti minimi igienico-sanitari.

Un quadro sconcertante culminato nel sequestro di circa 500 chilogrammi di prodotti — tra cibi freschi, secchi e surgelati — del tutto privi della documentazione d’origine e della necessaria tracciabilità.

L’operazione ha portato alla sospensione del deposito merci, a sanzioni per quattromila euro e alla denuncia a piede libero della legale rappresentante dell’ente. Ridurre questa vicenda a un isolato episodio di incuria igienica significa rifiutarsi di guardare alla radice del problema.

Il business dell’accoglienza

Ci si trova, al contrario, di fronte al fallimento sistemico di uno spregiudicato “business dell’accoglienza” che ha trasformato la tutela dei minori più vulnerabili in un’estrazione spietata di profitto privato a spese delle casse pubbliche. I numeri dell’assistenza in Campania parlano con estrema chiarezza.

Per ogni singolo minore affidato dai Tribunali o dai Comuni a una comunità alloggio, lo Stato versa una retta giornaliera pro-capite che oscilla tra gli 80 e i 98,86 euro esenti Iva. Questo significa che per la custodia di un solo adolescente, la collettività corrisponde alla struttura circa 2.400 – 3.000 euro al mese, pari a oltre 35.000 euro all’anno.

Un circuito gestito di cinque strutture muove così un giro d’affari pubblico che supera agevolmente i 400.000 – 600.000 euro annui. Di fronte a un flusso costante di risorse pubbliche, concepito per garantire standard nutrizionali elevati, la presenza di cibo infestato svela un meccanismo distorto: risparmiare sulle spese primarie per massimizzare il margine netto sul contributo statale.

Tagliare sulla qualità degli alimenti o lesinare sulle sanificazioni diventa una cinica scelta di bilancio. È il corto circuito del privato sociale e delle esternalizzazioni, dove la retorica della solidarietà copre il profitto e la vigilanza arriva solo a disastro consumato.

Leggi tutte le news sui Minori


Torna alle notizie in home