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Economia

Caro carburante, Gaetano Intrieri, AD Aeroitalia: “Settore sotto pressione ma continuità del trasporto aereo garantita”

di Marco Montini -


L’attuale scenario internazionale, caratterizzato da un’elevata volatilità nei mercati energetici, sta generando difficoltà crescenti per tutte le compagnie aeree che operano sul territorio nazionale. Ne parliamo con Gaetano Intrieri, Amministratore Delegato di Aeroitalia.

Dottor Intrieri, come sta affrontando la vostra compagnia l’emergenza relativa al caro carburante? 

“In presenza di un evento esogeno come l’attuale conflitto in Iran, è inevitabile che il settore venga messo sotto pressione. Il costo del carburante e del jet fuel è oggi più che raddoppiato, con ricadute evidenti su tutto il comparto: gli aeroporti stanno soffrendo e riteniamo che quelli del Nord possano risultare i più penalizzati. Nonostante ciò, al momento il mercato nazionale non sembra aver subito ripercussioni significative. Questa situazione ci ha costretto a rivedere integralmente i budget per il 2026, tuttavia, siamo tra le poche compagnie a non aver cancellato voli e garantiamo circa il 90% della continuità territoriale della Sardegna, un impegno che sentiamo con grande responsabilità. È evidente, altresì, la necessità di individuare soluzioni adeguate soprattutto in ambito europeo”.

Come riuscite a garantire la continuità territoriale della Sardegna in questa fase emergenziale? 

“Insieme ad Ita Airways si è deciso di non aumentare le tariffe per i collegamenti da e per la Sardegna, nonostante il forte impatto del rincaro dei carburanti che grava sull’intero settore del trasporto aereo. Ciò è stato possibile grazie all’attivazione immediata di sussidi che ci permetteranno di compensare almeno in parte i maggiori costi sostenuti dalle compagnie. Aeroitalia e Ita Airways, dal canto loro, partecipano allo sforzo collettivo contribuendo in modo diretto con il 24% delle risorse necessarie a coprire il caro carburante. La quota restante sarà suddivisa tra la Regione Sardegna e il Ministero, secondo una logica di reciproca responsabilità e attenzione verso le esigenze dei cittadini e dei viaggiatori. Questo accordo rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni, autorità e operatori possa garantire soluzioni efficaci e tempestive nell’interesse della mobilità, dell’inclusione territoriale e della tutela economica dei viaggiatori”.

Quali risultati sta raggiungendo Aeroitalia e quali sono i piani di crescita per il 2026?

 “Aeroitalia è stata un’azienda profittevole e questo ci consente di affrontare la fase attuale facendo leva sulle riserve disponibili. Oggi siamo la seconda compagnia aerea italiana e la terza per trasporto di passeggeri sui voli nazionali. Nel solo 2025 abbiamo raggiunto il traguardo di 3 milioni di biglietti venduti mentre per il 2026 stimiamo di arrivare a 3 milioni e 700mila passeggeri. La previsione per il prossimo anno è di 34.230 voli complessivi, con una media di 182 voli al giorno, 42 rotte attive e 28 aeroporti serviti, di cui 22 in Italia. Inoltre, abbiamo recentemente inaugurato la nuova base operativa presso l’Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento, con un aeromobile dedicato e 19 frequenze settimanali verso Milano Malpensa, Torino, Genova e Trieste, ampliando così le opportunità di collegamento da e per la Campania e il Cilento”.

Qual è la vostra posizione sulle politiche ambientali e sulla sostenibilità del trasporto aereo? 

“Le compagnie aeree lavorano da anni per ridurre consumi ed emissioni. Sul tema ambientale, però, serve equilibrio: condivido alcune regole imposte dall’Unione Europea, altre meno. Penso ad esempio al SAF, il carburante sostenibile per l’aviazione, sui cui benefici ambientali ci sono ancora aspetti da chiarire. Il governo italiano ha assunto una posizione netta su ETS, CO2 e politiche ambientali: ora bisognerà capire come l’Europa recepirà questa linea, che considero ragionevole. È fondamentale trovare un equilibrio tra sostenibilità e costi di produzione, perché non si possono mettere in difficoltà le aziende in nome dell’ambiente. Inoltre, l’Europa dovrebbe chiarire come vengono utilizzate le risorse raccolte: se servono a finanziare ricerca e innovazione è positivo, altrimenti lo è molto meno”.


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