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Achille Lauro va di moda: è il direttore creativo di Dondup

Il trend di unire musica e fashion sbarca anche in Italia: capsule collection il 15 giugno

di Martino Tursi -


Achille Lauro diventa direttore creativo di Dondup. Prima o poi doveva succedere. Anche in Italia, gli artisti anzi i musicisti si “trasformano” in direttori creativi delle case di moda. È inutile girarci attorno e senza nulla togliere ai talenti di Lauro De Marinis, aka Achille Lauro. Se Dondup, brand marchigiano fondato nel 1999 e attualmente  di proprietà del fondo di private equity Quadrivio & Pambianco che l’ha rilevato nel 2021, gli ha affidato la direzione dell’ufficio stile è perché si aspetta di guadagnare (e tanto) in termini di mercato e di visibilità. Non è mica un caso, dunque, se la prima di Lauro – nelle vesti di stilista – sarà in contemporanea al concerto già in calendario a San Siro, a Milano.

Achille Lauro e Dondup: la prima è a Milano

L’appuntamento da segnare in agenda è per il 15 giugno prossimo. L’hype è già alle stelle. Ed è proprio questa la ragione per cui sempre più case di moda e sempre più cantanti e artisti decidono di incrociare i loro destini, o quantomeno le loro strade professionali. Ad Achille Lauro, Dondup ha affidato le chiavi dell’ufficio stile per uomo, donna e accessori. Tra le righe delle note stampa che annunciano la prima (grande) collaborazione tra moda e cantanti in Italia c’è, chiaramente, il riferimento alla necessità di esprimersi artisticamente. Lauro, nel corso degli ultimi anni, ha subito una trasformazione di stile imponente che lo ha portato dalle tutine color carne al frac. E tutto sul palco del Festival di Sanremo. Insomma, l’attesa per la capsule collection del 15 giugno c’è, eccome. In Italia, terra di stile e di artigiani, è una sorta di primissima volta. Cosa che, invece, non si può dire certo per la moda internazionale.

Hype e musica

Da Pharrell Williams, oggi direttore creativo della linea uomo di Louis Vuitton, fino al controverso Kanye West la cui collaborazione con Adidas ha prima innalzato le vendite per poi farle sprofondare quando ha iniziato ad andar fuori di matto rilasciando dichiarazioni sospese a metà tra l’antisemita e il caso psichiatrico. È un trend, non è un terno al lotto. Ma lega, chiaramente, i destini di una firma a un testimonial che, prima ancora della faccia, ci mette il talento. È una questione di hype.  Prima o poi doveva succedere. Anche in Italia.


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