L'offerta di Orcel fa arricciare il naso al governo di Berlino. Cosa dirà Lagarde che vorrebbe l'unione dei capitali?
A prescindere da come andrà l’Ops avviata, ufficialmente, su Commerzbank, a Unicredit va riconosciuto un merito. Gigantesco. Quello di aver costretto il governo tedesco a scendere in campo (once, again) smentendo quello che va predicando, ormai da mesi, la Bce. L’unione dei capitali non s’ha da fare. Né adesso, né mai dicono i bravi berlinesi. “La posizione del governo federale è nota”, ha dichiarato una portavoce del ministero delle Finanze. “Il governo federale sostiene la strategia di autonomia della Commerzbank, è un’acquisizione ostile e aggressiva e in particolare nel caso di una banca di importanza sistemica come la Commerzbank sarebbe inaccettabile”. Andrea Orcel, che ormai ci avrà fatto il callo alle barricate tedesche, va avanti lo stesso. L’offerta, presentata “senza il consenso del management tedesco”, resterà in piedi fino al 16 giugno prossimo.
Tutti i numeri dell’Ops Unicredit su Commerzbank
Per ogni quota di Commerz, Gae Aulenti riconoscerà 0,485 azioni sue. Un’esposizione che cresce del 35,5%. Si tratta dell’attacco finale. Bettina Orlopp, la pasionaria anti-Orcel, ha riferito di aver “preso atto”. E boccia i numeri: “UniCredit offre 0,485 nuove azioni per ogni azione Commerzbank, il che, sulla base del prezzo di chiusura di UniCredit pari a 64,06 euro al 4 maggio, il giorno precedente la pubblicazione del documento di offerta, corrisponde a un prezzo di circa 31,07 euro. Il prezzo di offerta implicito rappresenta quindi uno sconto dell’8,7% rispetto al prezzo di chiusura delle azioni Commerzbank del giorno precedente, pari a 34,02 euro”. L’appuntamento è solo rimandato. L’8 maggio il Cda presenta i risultati trimestrali e una nuova (l’ennesima…) strategia da qui al 2030. Chissà se basterà a convincere gli azionisti che restano. L’Ops di Unicredit su Commerzbank conclude un (lungo) capitolo recente. Orcel ha riferito di non temere (troppo) il governo tedesco e ha seminato il panico nelle fila del già traballante (e non esattamente amatissimo) esecutivo Merz.
Gae Aulenti ora guarda all’Italia
Qualcuno, al suo interno, sarebbe meno rigido rispetto all’offerta degli italiani. Chissà. Ora occorrerà aspettare. Tenendo ferme due certezze. La prima: Unicredit ha messo spalle al muro il governo tedesco che, con l’ennesimo proclama politico, ha detto chiaramente che l’unione dei capitali che vorrebbero Lagarde e Von der Leyen. La seconda: Unicredit chiuderà questa partita tedesca per poi concentrarsi su quella italiana. Ha detto Orcel che non ha fretta ma valuta le opportunità di M&A sullo scenario nazionale. Glissa su Generali e dribbla le domande sul futuro delle partecipazioni di Delfin. È chiaro, però, che le praterie si aprono ed è un preciso accorgimento strategico quello di impegnarsi in una battaglia alla volta.