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Esteri

La faglia di Ceuta, l’ultimatum di Vivas e il logoramento del modello Sanchez

La crisi migratoria

di Mauro Trieste -


La crisi migratoria esplosa a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio continua a determinare una frattura politica profonda tra Madrid e l’exclave nordafricana. Pedro Sanchez ha riunito in videoconferenza sette ministri per un nuovo vertice di coordinamento, il secondo dall’inizio di agosto, nel tentativo di mostrare una gestione ordinata dell’emergenza. La Moncloa insiste sulla necessità di “rafforzare la sicurezza e il benessere della popolazione locale” e di potenziare le attività di identificazione dei migranti rimasti nella città autonoma. Circa 5.000 secondo il governo centrale, tra 8.000 e 12.000 secondo le autorità ceutine, con almeno 1.900 minori non accompagnati registrati.

Vivas avverte Madrid

Ma mentre il governo prova a ricomporre il quadro, Ceuta alza la voce. Il sindaco-presidente Juan Jesus Vivas, esponente del Partito Popolare, ha lanciato un ultimatum di 30 giorni a Sanchez. O la città torna alla normalità, oppure il governo locale si rivolgerà al potere giudiziario. Vivas ha accusato l’esecutivo di aver “mascherato la realtà” nei primi giorni di agosto e di aver poi adottato una “passività quasi assoluta”. Il presidente ceutino ha evocato persino un possibile calcolo politico di Madrid nei rapporti con Rabat volto a non disturbare il vicino per preservare relazioni considerate strategiche. Poi ha avvertito: “Ceuta vive in uno stato di eccezione. I ceutini non si arrenderanno”.

Ceuta specchio della cruda realtà

La crisi di Ceuta è diventata il simbolo del logoramento del modello Sanchez, per anni celebrato come laboratorio progressista capace di tenere insieme socialisti, sinistra radicale, indipendentisti catalani e forze regionaliste. Una maggioranza eterogenea che, con il tempo, è apparsa sempre più dipendente dalla logica della sopravvivenza parlamentare del premier.

L’ascesa di Vox

Una percezione che sta rafforzando la destra. La crescita di Vox non può essere considerata una “reazione”. Il partito di Santiago Abascal ha messo in cima alla sua agenda sicurezza, frontiere, identità nazionale e costo della vita, attirando quella parte dell’elettorato che non si sente più rappresentata dal PSOE.

Secondo Sigma Dos per El Mundo, PP e Vox insieme oscillerebbero tra 196 e 204 seggi, ben oltre la soglia dei 176. Il centrodestra prevarrebbe in 38 province su 50 contro le 8 attribuite alle sinistre. NC Report assegna al PP il 34,2%, al PSOE il 25,2%, a Vox il 18%, con una maggioranza potenziale di circa 208 seggi. Sociometrica conferma il blocco conservatore sopra quota 200 deputati. Le percentuali cambiano, la direzione no.


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