Gli scandalosi fuorionda che inguaiano Donald Trump
A far tremare i vertici del partito è una serie di registrazioni audio trapelate da incontri a porte chiuse a Washington e in Texas
Dietro i riflettori dei comizi e le dimostrazioni di lealtà al movimento Maga, la campagna elettorale repubblicana per il Senato in Texas mostra le prime profonde spaccature interne.
I fuorionda di Paxton
A far tremare i vertici del partito è una serie di registrazioni audio trapelate da incontri a porte chiuse a Washington e in Texas. In esse il candidato senatore ed ex Attorney General Ken Paxton ammette privatamente ciò che la narrazione ufficiale della Casa Bianca ha sempre negato.
La confessione a porte chiuse: costi, guerra e perdita di controllo
Nei fuorionda registrati durante raccolte fondi con finanziatori e lobbisti, Paxton ha tracciato un quadro drastico delle difficoltà elettorali del partito.
Paxton ha smentito la linea di Donald Trump, che ha spesso liquidato l’allarme sull’inflazione e sull’affordability come una propaganda democratica. E ha ammesso che il carovita è «di gran lunga il nostro problema più grande».
Ha poi spieegato che il prezzo del diesel sopra i 6 dollari al gallone e la guerra in Iran stanno facendo impennare a catena i prezzi del cibo e dei beni essenziali. E danneggiando direttamente i repubblicani nei sondaggi.
Il candidato ha pure confidato ai donatori di sentirsi privo di controllo. «Non sono io a prendere le decisioni – ha detto-, non so cosa ci sia dietro alcune decisioni, non posso fermare la guerra, non ho controllo sul prezzo del gas».
L’effetto “zavorra” degli eventi nazionali
In un altro segmento dell’audio, Paxton ha rilevato che la convention repubblicana a Dallas, fortemente voluta da Trump, ha finito per far scendere i sondaggi di tutti i candidati locali.
E poi precisato di non aver mai vissuto una campagna in cui avesse così poco controllo sui messaggi, interamente gestiti da Washington.
Le reazioni: il muro di gomma della Casa Bianca e l’affondo degli avversari
La fuga di notizie ha innescato un’immediata reazione a catena nei palazzi del potere.
Interpellato nello Studio Ovale, Donald Trump ha preferito minimizzare, dichiarando di non aver ascoltato le affermazioni di Paxton e lodando invece il successo e la visibilità della convention di Dallas.
Successivamente ha sostenuto che i suoi comizi stiano rilanciando tutti i candidati.
Il vicepresidente JD Vance ha invece liquidato la vicenda a Fox News spiegando di non essere preoccupato per conversazioni riservate con i donatori e ribadendo il pieno sostegno a Paxton.
La difesa dello staff di Paxton
I portavoce della campagna (Nick Maddux e Madison Cercy) hanno definito i file audio «sciocchezze manipolate». E hanno sostenuto che Paxton stesse semplicemente constatando le difficoltà reali dei cittadini texani con i carburanti.
Il sarcasmo di Cornyn e l’attacco dei Democratici
L’ex senatore repubblicano John Cornyn, sconfitto da Paxton nelle primarie con il placet di Trump, ha commentato gli audio con un lapidario «Whoops!». Avvertendo poi che l’ambiente politico è estremamente duro e che il seggio del Texas potrebbe essere a rischio.
Il candidato democratico James Talarico ha liquidato Paxton definendolo un «burattino». La stessa moglie separata di Paxton, la senatrice statale Angela Paxton, ha trasmesso uno spot invitando a votare la lista repubblicana pur riconoscendo le «vulnerabilità» del candidato.
Gli effetti su Trump e sulla strategia delle Midterm
Le rivelazioni degli audio di Paxton proiettano ombre dirette sulla tenuta della linea politica di Trump in vista delle elezioni.
La frattura sulla narrazione economica
I fuorionda dimostrano come i candidati repubblicani sui territori soffrano il contrasto tra i talking point trionfalistici della Casa Bianca e la percezione reale degli elettori sui prezzi dei carburanti e dei generi alimentari.
Il rischio storico in Texas
Il Texas non elegge un senatore democratico dal 1994. Tuttavia, il profilo polarizzante di Paxton e il calo nei sondaggi post-convention hanno riaperto una gara che i vertici del Gop consideravano blindata. E stanno trasformando la corsa al seggio in uno dei campi di battaglia più incerti a livello nazionale.
La gestione dei “pericolosi” candidati “fiduciari”
La vicenda evidenzia il dilemma dei candidati emersi grazie all’endorsement decisivo di Trump. Pubblici sostenitori della linea Maga di fronte alle telecamere. Ma poi costretti in privato ad ammettere che la centralizzazione dei messaggi da Washington e le scelte di politica estera rischiano di frenare la loro corsa elettorale.
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