Chat Control, il Parlamento europeo boccia la proroga: stop alla scansione delle chat private
Arriva la battuta d’arresto per il cosiddetto Chat Control. La Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo ha respinto la proposta di prorogare il regolamento che consente ai servizi di messaggistica e posta elettronica di analizzare le conversazioni degli utenti alla ricerca di materiale legato all’abuso sui minori.
La decisione segna un passaggio cruciale nel dibattito europeo tra sicurezza e tutela della privacy digitale. Con il voto della commissione LIBE – 38 contrari, 28 favorevoli e 3 astensioni – l’Europarlamento ha infatti bloccato l’estensione del meccanismo attualmente in vigore, destinato a scadere ad aprile 2026.
Cos’è il Chat Control e perché è al centro del dibattito
Il regolamento noto come Chat Control 1.0 è entrato in vigore nel 2021 e consente ai fornitori di servizi di comunicazione online di effettuare controlli volontari sui contenuti scambiati dagli utenti. L’obiettivo è individuare immagini o messaggi riconducibili alla pedopornografia o allo sfruttamento dei minori.
Negli ultimi anni, però, il sistema è stato oggetto di forti critiche da parte di attivisti per i diritti digitali e di una parte del mondo politico. Al centro delle polemiche c’è soprattutto la prospettiva del cosiddetto Chat Control 2.0, una proposta più ampia che prevederebbe la scansione automatica e generalizzata delle comunicazioni private, con la possibilità di aggirare anche la crittografia end-to-end.
Proprio questa ipotesi ha alimentato il timore di una sorveglianza di massa sulle chat dei cittadini europei.
Il voto della commissione LIBE
La Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo ha respinto tutte le opzioni presentate per estendere l’attuale regolamento.
Tra le proposte bocciate c’era quella dell’eurodeputata Birgit Sippel, che mirava a rimuovere l’analisi dei testi tramite intelligenza artificiale – considerata troppo soggetta a errori – mantenendo però l’hash scanning. Questo sistema confronta le immagini scambiate online con un database di contenuti illegali già identificati, grazie a una sorta di “impronta digitale” associata ai file.
Non ha trovato consenso neppure la proposta dei conservatori europei, che puntava a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per analizzare i messaggi privati, né quella del Partito Pirata, che suggeriva controlli limitati soltanto agli utenti già collegati dalle forze dell’ordine a indagini su abusi sessuali sui minori.
Di fatto, la commissione ha respinto l’intero impianto della proroga e invitato la Commissione europea a ritirare la proposta.
Privacy digitale e sicurezza: il nodo politico
Il voto rappresenta una vittoria per i sostenitori della privacy online. Tra le reazioni più immediate c’è stata quella dell’attivista per i diritti digitali Patrick Breyer, che ha parlato di un segnale chiaro contro la scansione indiscriminata delle comunicazioni private.
Il tema resta però altamente divisivo. Da un lato, le istituzioni europee cercano strumenti efficaci per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online. Dall’altro, cresce la preoccupazione per l’impatto che sistemi di controllo automatizzato potrebbero avere sulla riservatezza delle comunicazioni e sulla crittografia.
La decisione finale non è ancora chiusa: la questione arriverà nei prossimi giorni al voto dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo.
Cosa potrebbe succedere dopo aprile 2026
Se l’attuale regolamento non verrà prorogato, il quadro normativo europeo dovrà essere ridefinito. Il Parlamento europeo sta già indicando una possibile direzione alternativa.
Tra le ipotesi sul tavolo c’è l’introduzione di misure di sicurezza preventive sui servizi di messaggistica, come sistemi per limitare i contatti da parte di sconosciuti o adulti, e controlli mirati solo in presenza di un sospetto concreto e di un’autorizzazione giudiziaria.
Un’altra priorità sarebbe l’obbligo per le piattaforme e i soggetti coinvolti nelle indagini di rimuovere rapidamente i contenuti illegali, cercando di bloccarne la diffusione alla fonte.
Il confronto tra tutela dei minori e protezione della privacy digitale resta quindi aperto, ma il voto della commissione LIBE segna già una tappa importante nel futuro della regolazione delle comunicazioni online in Europa.
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