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Politica

Che almeno il Primo Maggio resti una festa di tutti

di Giuseppe Ariola -


Che nella testa di qualcuno il 25 aprile non sia o non debba essere un giorno di festa per tutti è evidente da tempo. A scanso di equivoci, quest’anno se ne è avuta una conferma lampante. L’augurio è che la stessa logica, incredibilmente tesa all’esclusione, non prevalga anche oggi. Si spera, insomma, che chi ha la pretesa che la Liberazione sia appannaggio di pochi e ben selezionati eletti non ritenga che lo stesso valga anche per la festa dei lavoratori. Una giornata, quella del Primo Maggio, celebrata a livello internazionale in circa una trentina di paesi, mentre altrove la festività cade in giorni differenti. Ovunque e a prescindere da quando ricorra, la festa è rivolta a tutti i lavoratori e non solo ad alcuni. Non c’è selezione all’ingresso, in sostanza, in nessuna parte del mondo. Non conta la tessera del sindacato o del partito che si ha in tasca, né la professione svolta. È festa per chiunque lavori, punto e basta.

Il rischio di episodi in stile 25 aprile

E l’augurio è che quanti non fanno altro che decantare la nostra splendida Costituzione, oggi più che mai, ne tengano ben a mente l’articolo 1 per comprendere come la platea a cui questa giornata è dedicata non può che essere assolutamente ampia. Eppure, non tutti potranno fare festa. Gli ospedali funzioneranno, il trasporto pubblico sarà garantito, le forze dell’ordine assicureranno il presidio dei territori come fanno quotidianamente. E, anzi, il loro impegno sarà tanto maggiore per garantire la sicurezza in occasione delle manifestazioni e dei cortei che si svolgeranno in tantissime città italiane. Perché, purtroppo, quello di scontri e incidenti è un rischio annunciato. Quelli tra gli stessi manifestanti dipenderanno da quali bandiere saranno sventolate nei cortei. Se ci si trova sotto una indigesta a chi ritiene di essere il padrone delle feste nazionali italiane si finirà per essere allontanati.

Quella dei lavoratori resti una festa

Quelli tra manifestanti e forze dell’ordine – che, lo ribadiamo, pur essendo lavoratori non avranno la possibilità di astenersi dal servizio – sono già nel conto. In particolare a Torino dove appartenenti, sostenitori e simpatizzanti del centro sociale Askatasuna torneranno in piazza rendendo elevato il rischio di disordini. Perché nel giorno della festa dei lavoratori l’obiettivo di parte dei manifestanti sarà quello di creare incidenti e caos. L’esatto contrario di ciò che questa giornata significa e vuole rappresentare. La faticosa conquista di diritti per i quali è stato versato anche del sangue, ma che dal loro ottenimento in poi dovrebbero essere solo celebrati. Perché il Primo Maggio è un giorno di festa, non di guerriglia.


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