“L’Europa è una minaccia alla pace”. L’affondo di Lavrov scuote il fronte occidentale
Il messaggio che apre scenari inquietanti
La guerra in Ucraina è entrata in una fase caratterizzata da instabilità militare, nervosismo politico e una retorica sempre più incendiaria. È un passaggio delicatissimo, forse il più pericoloso dall’inizio dell’operazione militare speciale russa del febbraio 2022, non solo perché il fronte resta fluido e imprevedibile, ma perché le parole dei protagonisti stanno assumendo un peso strategico che va oltre la propaganda. Le dichiarazioni di Vladimir Putin e Sergei Lavrov nelle ultime ore lo confermano. Mosca non si limita più a denunciare l’Occidente, lo accusa apertamente di preparare una guerra contro la Russia.
Le bordate di Putin
Il capo del Cremlino, parlando ai laureati delle università militari, ha affermato che i Paesi occidentali “mentono” quando evocano il rischio di un conflitto diretto. Secondo il presidente russo, l’allarme non sarebbe altro che un pretesto per giustificare l’aumento dei bilanci militari e il riarmo accelerato della Nato. Una narrativa che ribalta completamente la prospettiva occidentale. Non è la Russia a minacciare, ma l’Occidente a costruire artificialmente un clima di paura per legittimare lo scontro.
Il messaggio è mirato. Da un lato, rassicura l’opinione pubblica russa sulla capacità dello Stato di rispondere “prontamente e adeguatamente” a qualsiasi minaccia. Dall’altro, segnala al mondo che Mosca considera ormai inevitabile un confronto più ampio, tanto da rivendicare la modernizzazione sistematica della triade nucleare e il test di oltre mille nuovi sistemi d’arma in condizioni reali di combattimento. È un modo per dire che la Federazione russa è preparata.
Lavrov critica pesantemente l’Europa
Se Putin ha alzato il livello della sfida, Lavrov lo ha portato ancora più in alto. Il ministro degli Esteri ha definito l’Europa “la maggiore minaccia alla pace e alla sicurezza”, accusandola di sostenere “metodi terroristici” del governo ucraino e di incoraggiare attacchi in profondità sul territorio russo. Toni che non si sentivano nemmeno nei momenti più tesi della Guerra fredda. Il capo della diplomazia russa ha liquidato la posizione dell’Unione europea sui negoziati come “un completo guazzabuglio”, sostenendo che Bruxelles pretende di rappresentare l’intero blocco occidentale senza averne né il mandato né la credibilità.
Il capo della diplomazia russa declassa gli Usa
Ancora più significativa è la stoccata rifilata agli Stati Uniti. Stando a Lavrov, Washington avrebbe ormai rinunciato a qualsiasi ruolo di “mediatore imparziale”, scegliendo invece la strada dell’escalation economica e militare. È una sconfessione pesante, che delegittima l’architettura diplomatica occidentale nel suo complesso. Se gli Usa non sono più arbitri e l’Europa è una parte ostile, allora non esiste più un vero interlocutore per un negoziato.
Sergei Lavrov, nello stesso intervento, ha comunque fatto sapere che la Russia è pronta a riprendere i colloqui “in qualsiasi momento”, salvo poi aggiungere che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è “un Fuhrer”, reo di imporre condizioni “sfacciate e irrealistiche”. Una disponibilità condizionata che difficilmente porterà a riaprire un canale diplomatico.
Tensione Kiev-Varsavia
Zelensky, non parteciperà a una conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina che si terrà tra pochi giorni in Polonia perché il presidente Karol Nawrocki gli ha revocato la più alta onorificenza nazionale (l’Ordine dell’Aquila Bianca). La crisi con Varsavia è nata dalla decisione dell’ex comico di intitolare un’unità militare a formazioni nazionaliste ucraine della Seconda guerra mondiale, tra cui l’Upa, responsabili di massacri di polacchi.
In questo clima, l’Europa sta provando a ridefinire il proprio ruolo strategico. Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa, ha lanciato un messaggio destinato a pesare. L’Ucraina, a suo avviso, deve essere integrata nell’architettura di difesa europea. Non come gesto simbolico, ma come scelta strutturale. Perché, come ha sostenuto Kubilius, Kiev starebbe “avendo la meglio” grazie alla trasformazione della sua dottrina militare e rappresenta ormai un attore imprescindibile della sicurezza continentale.
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