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Politica

Il campo progressista ad excludendum spacca anche il Pd

di Giuseppe Ariola -


Anche Paolo Gentiloni boccia senza possibilità di appello il campo progressista. E con esso l’intera strategia del Pd nel mettere in piedi un’alleanza in grado di giocarsi realmente la partita alle prossime elezioni politiche. Un’intesa, come l’ha definita Matteo Renzi, di “sinistra-sinistra” e nella quale manca quindi quella parte fondamentale costituita dalla galassia moderata e riformista. Ovvero, il centro. Che la decisione di battezzare il blocco progressista, con tanto di festa al ristorante, invece di accelerare sulla nascita del campo largo sia stata presa o subita da Elly Schlein cambia poco. La mossa della segretaria del Pd è diventata nel volgere di poco bersaglio di critiche più o meno velate provenienti tanto dall’interno che dall’esterno del suo partito.

Un’allenaza di sinistra-sinistra

Nonostante la stessa Schlein si affretti a precisare a ogni occasione utile che “occorre allargare ancora” e che “se qualcuno preferisce mettere veti invece che prendere voti si sta sparando sui piedi”. Eppure, le rassicurazioni di voler allargare dopo l’estate l’alleanza con Conte, Fratoianni e Bonelli a una quarta gamba nella quale far confluire i movimenti centristi sembrano convincere più di tanto. Anzi, la sensazione, come ha detto ancora Gentiloni, è che allo stato attuale la coalizione tra Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non dà certezze ai cittadini che quindi non avrebbero motivo per premiarla. Le speranze sono quindi rimandate “a un futuro incontro”, quello con Renzi così da dare alla coalizione un’impronta di centro-sinistra.

Elly Schlein sotto attacco

Un concetto ribadito a chiare lettere anche nel corso della direzione del Pd. Da Bonaccini a Delrio passando per Bettini, la riunione in casa dem è servita per ribadire a Elly Schlein, in sintesi, che il Pd non è un partito di estrema sinistra. Che la sua vocazione è quella riformista e il suo perimetro quello del centrosinistra. Insomma, il blocco progressista è un’altra cosa e non solo snatura la vocazione del Pd, non è neanche sufficiente a vincere le elezioni. Non solo per una questione di larghezza della coalizione, ma soprattutto per una questione di valori. Quella vocazione sinceramente europeista che caratterizza l’identità del partito e che non è la stessa dei “compagni di viaggio” che ha scelto la segretaria, è stata la stoccata di Delrio.

La necessità di allargare il campo progressista

E sulla necessità di “allargare ancora” la colazione ha insistito anche Bettini, chiamando in causa direttamente il leader di Italia Viva che Conte vorrebbe a tutti i costi tenere fuori. Le sue parole sono state emblematiche: “Tutti hanno assodato che occorre un’area riformista che si aggiunga. Su quest’area ci sono commenti, strategia, forse per eliminare qualcuno, forse Renzi. Io penso che siano tutte falsità e che nel passato queste falsità hanno fatto male al campo progressista. Siccome sono stato chiamato in causa, voglio chiarire: Renzi sta nel centrosinistra”. Una coalizione che non sarebbe degna di questo nome se prevedesse un asse spostato completamente a sinistra. Dove finora Elly Schlein, al di là dei buoni propositi e delle belle parole, ha spostato il Pd.


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