Orsini suona la sveglia all'Ue, l'analisi Allianz fa paura: a rischio 2,2 milioni di posti di lavoro in Europa
Emanuele Orsini, presidente Confindustria, durante levento Investimenti, innovazione, credito organizzato da Intesa Sanpaolo e Confindustria a Milano, 14 gennaio 2025. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI (npk)
Non sarà un anno facile, altroché: sarà, se la guerra continuerà, un anno di recessione. Lo spettro della retromarcia economica è molto più che un fantasma. Che, ormai, si aggira a terrorizzare l’Europa dall’immediato dopo Covid. Emanuele Orsini snocciola numeri e analisi: “Noi lo avevamo già detto quasi un mese fa; se la guerra si fosse conclusa velocemente saremmo allo 0,5% del Pil; se continuassimo così per ancora altri tre mesi saremmo a uno zero, ma se arriviamo a fine anno, al rischio di recessione abbiamo quasi certezza di arrivarci”. Perciò il capo di Confindustria mette sull’avviso chi regge le sorti del Vecchio Continente: “In Sicilia si iniziano a registrare vuoti sugli scaffali. Per questo dico che l’Europa si deve svegliare e costruire un percorso. Leggere che ci sono misure di consiglio su cosa fare sull’energia, io mi aspetto invece una cosa diversa, cioè dare misure d’aiuto a quei paesi che sono un po’ più indietro sull’energia”.
Guerra e recessione, l’appello di Orsini all’Ue
Cosa che, invece, non accadrà. E lo stesso Orsini ne è fin troppo consapevole: “L’Europa dovrà fare l’Europa e io sono un europeista convinto”. Fatta la doverosa premessa, il capo degli industriali invita Bruxelles a guardare un po’ più in là rispetto al suo naso: “Sicuramente dovrà intervenire sul debito perché non si può pensare agli aiuti di Stato. La nostra capacità fiscale sarebbe ovviamente bassissima, perché il debito che abbiamo non ci permetterebbe di sostenere le imprese”. Per rendere chiaro, e non fraintendibile, il messaggio, Orsini spiega: “Ricordo solo che la Germania due settimane fa ha erogato 26 miliardi a sostegno dell’energia. Noi 26 miliardi, come voi ben sapete, non li abbiamo. È un tema di competitività: non solo alcuni Paesi europei ma tutta l’Europa deve andare bene”. La “seconda manifattura d’Europa” non può essere lasciata a piedi. Perché lo scenario che abbiamo davanti è, potenzialmente, terribile. E non solo per il nostro Paese.
Insolvenze a rischio boom in tutto il mondo
L’analisi di Allianz Trade non lascia troppo spazio all’immaginazione. Tra gli effetti diretti della guerra ci sarebbe un aumento (esplosivo) delle insolvenze. “Un’escalation sostenuta e diffusa porterebbe le insolvenze globali ad aumentare del +10% nel 2026 e del +3% nel 2027. Questo si tradurrebbe in circa 4.100 casi aggiuntivi di insolvenze negli Stati Uniti e 10.500 in Europa occidentale, nel periodo 2026-2027”, dicono gli analisti. In termini occupazioni, si traduce in una perdita (potenziale) da ben 2,2 milioni di posti di lavoro. L’Europa potrebbe pagare il prezzo più alto: 1,3 milioni di lavoratori, impiegati nelle costruzioni, nel retail e nei servizi potrebbero perdere il lavoro.
Il caso italiano
Per quanto attiene all’Italia, si tratterebbe di un’ulteriore accelerata su un fenomeno, quello delle insolvenze aziendali, che è in netta ascesa: +9%, +17% e +26% rispettivamente nel 2023, 2024 e 2025. Il nostro Paese potrebbe registrare fino a poco meno di 13mila nuovi casi (per la precisione 12.750) che verrebbero bissati dai circa 12.300 rischi previsti per il 2027. A pesare, sulle altre concause, sempre la vicenda dell’energia. Ed è (anche) per questo se Orsini lancia l’ennesimo grido di allarme: “Individuare rapidamente le aree idonee per il fotovoltaico, l’eolico e le energie rinnovabili e mettere a terra tutto il realizzabile. Confidiamo inoltre che l’Europa possa offrire garanzie sovranazionali alle banche dei vari Stati per il finanziamento di nuovi impianti. Le nuove tecnologie, come il micro-nucleare, richiedono dieci anni di sviluppo: nel breve periodo, se necessario, sostengo anche la riapertura delle centrali a carbone. Lo dico con chiarezza: se questo serve a garantire continuità energetica alle nostre imprese, va fatto, come del resto sta già facendo la Germania”. Appunto.