I sindacati presentano il conto all’Abi sul contratto dei bancari
L'incontro flop, le richieste delle parti sociali
Non c’è pace per le banche: non è solo questione di contributo, ora lo diventa pure quella legata al rinnovo del contratto (scaduto) dei bancari. E dunque un tema di lavoro. Oggi l’incontro tra l’Abi e i sindacati. Sul tavolo il rinnovo del contratto nazionale. Le richieste delle parti sociali sono nette e precise. Ma le risposte giunte dai banchieri non hanno soddisfatto proprio nessuno. E così torna lo scontro mentre sul tavolo resta la questione di un contratto scaduto in un momento storico delicatissimo tra carovita e rincari galoppanti.
Contratto, una questione per bancari
La posizione della First Cisl è molto netta. “Il contratto nazionale dei bancari è scaduto già da sette mesi. Le lavoratrici e i lavoratori vedono diminuire il proprio potere d’acquisto, mentre le banche registrano risultati stellari. Secondo gli analisti, a novembre quattro principali gruppi bancari erogheranno agli azionisti oltre 8 miliardi di euro come acconto sui dividendi del 2026. È un ammontare enormemente superiore al costo degli aumenti economici richiesti per tutto il settore per un triennio”. L’analisi di Riccardo Colombani non finisce qui. “A fronte di aumenti crescenti delle retribuzioni dei top manager – prosegue Colombani – l’incidenza del costo del personale sul margine di intermediazione continua a scendere e risulta molto più bassa oggi rispetto alla fine del 2022. Oggi nei servizi bancari e finanziari italiani gli under 40 rappresentano appena il 25% degli occupati, contro il 38% della media europea. Solo la Grecia è dietro di noi con il 18%. Di sicuro – conclude Colombani – retribuzioni più alte e tutele migliori renderebbero il lavoro bancario più attrattivo”.
Uilca è insoddisfatta
L’esito dell’incontro di oggi non ha entusiasmato nemmeno l’Uilca. E il segretario generale Fulvio Furlan spiega. “Ancora non abbiamo ricevuto da Abi le risposte che aspettavamo per sviluppare un confronto positivo per il rinnovo del Contratto Nazionale del Credito”. Quindi ha proseguito: “Abbiamo ribadito ad Abi la necessità di favorire il benessere lavorativo, con soluzioni in tema di mantenimento dei livelli occupazionali, formazione, crescita professionale, riduzione dell’orario di lavoro e conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Serve – ha aggiunto il sindacalista – un contratto nazionale di prospettiva e lungimirante che sia riferimento certo per tutto il personale bancario di tutte le banche, grandi e piccole, con un’area contrattuale ampia e inclusiva”. E non basta: “Ci attendiamo risposte positive su questi aspetti. È ora che il confronto entri in una fase stringente, già a partire dai prossimi incontri previsti per lunedì 9 e giovedì 19 novembre”.
Fabi attende risposte
Il rinnovo del contratto dei bancari diventa un caso pure per il sindacato Fabi. Che con il segretario generale Lando Maria Sileoni fa il punto della situazione. “Non abbiamo ricevuto risposte né sulla parte economica del rinnovo contrattuale né su come affrontare i cambiamenti del settore, dall’organizzazione del lavoro alle nuove tecnologie. Occorre soprattutto chiarire quali materie debbano essere disciplinate dal contratto nazionale e quali demandate alla contrattazione nei singoli gruppi bancari”. I conti parlano chiaro: “Ogni dipendente bancario genera mediamente 430mila euro di ricavi all’anno, a fronte di un costo del lavoro di circa 77mila euro, prendendo come riferimento un grande gruppo bancario. Le banche, intanto, distribuiscono agli azionisti il 75-80% degli utili. Non contestiamo la legittima remunerazione del capitale, ma riteniamo che debba esserci un equilibrio nel riconoscere il contributo di chi produce questi risultati. La nostra richiesta economica è responsabile e sostenibile perché tiene conto del recupero dell’inflazione e di una quota annua dell’1% legata alla produttività, a fronte di utili attesi intorno ai 40 miliardi anche nel 2026”.
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