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Crosetto: “I Balcani sono la nostra sicurezza”. L’Italia rilancia la missione in Kosovo

L'area continua a essere esposta a tensioni interne e influenze esterne

di Mauro Trieste -


L’Italia mantiene un ruolo importante nei Balcani e guarda oltre l’attuale presenza della Nato in Kosovo. A Pristina, durante la cerimonia del cambio al comando della Kfor con il generale Roberto Vergori, che può vantare una lunga esperienza nelle missioni internazionali, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito che la stabilità della regione resta una priorità strategica per Roma. “Riprendiamo il comando col generale Vergori e lo facciamo con un impegno che proseguirà anche quando Kfor diminuirà il suo impegno in Kosovo, perché per noi i Balcani rappresentano un punto di riferimento per la nostra sicurezza”, ha dichiarato il ministro. Per Crosetto, la sicurezza dell’Italia passa anche dalla tenuta dei Balcani occidentali, un’area che continua a essere esposta a tensioni interne e influenze esterne. Un contesto che impone una presenza costante e una stretta cooperazione con gli alleati.

Rafforzare le difese

Il titolare della Difesa ha poi richiamato l’evoluzione delle minacce militari, citando i missili utilizzati dagli Houthi contro infrastrutture saudite. Un esempio che, a suo avviso, dimostra come anche soggetti non statali possano oggi disporre di capacità offensive avanzate, rendendo indispensabile il rafforzamento dei sistemi di prevenzione e difesa condivisi. Sul rischio di influenze russe e iraniane nei Balcani, Crosetto ha sottolineato che le preoccupazioni “sono le stesse degli ultimi anni”, spiegando che proprio tali criticità hanno spinto l’Italia a mantenere un ruolo attivo nella regione, considerata una naturale estensione della sicurezza nazionale.

Un’unica visione strategica

Da Pristina è arrivato anche un messaggio sul Libano. Il ministro ha confermato il sostegno italiano alla nuova missione europea prospettata dall’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, come possibile strumento per garantire continuità alla presenza internazionale qualora il futuro di Unifil dovesse diventare incerto. “Stiamo spingendo anche noi la missione europea”, ha affermato il meloniano, ribadendo che l’Unione deve essere pronta a intervenire attraverso strumenti multilaterali. Il senso dell’impegno di Roma è racchiuso in quel “tutto possiamo fare tranne che abbandonare aree che sembrano lontane, ma sono vicinissime a noi”. Una linea che lega Kosovo e Libano in un’unica visione strategica. Presidiare le aree più fragili per impedire che instabilità e conflitti si trasformino in minacce dirette per l’Europa.

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