Dove vuole arrivare Leonardo Maria Del Vecchio? La domanda che corre nei salotti buoni della finanza italiana è, da mesi, più o meno la stessa. Solo che, adesso, è diventata la questione principale su cui manager, investitori e paperoni italiani si interrogano. Dove vuole arrivare Leonardo Maria Del Vecchio? Ha iniziato a comprare giornali, nei mesi scorsi, dopo aver provato pure a presentare una sua offerta per ciò che restava di Gedi, cioè per Repubblica e La Stampa. Ha proseguito investendo in tutta una serie di investimenti, in quattro anni per circa mezzo miliardo di euro, con la sua Lmdv Capital, che punta fortissimo sul venture capital, sul sostegno “oltre il rendimento” alle idee degli “imprenditori visionari”.
La mossa di Leonardo Maria Del Vecchio
Ma il fatto che ha rinfocolato, eccome, l’attenzione sul più giovane dei figli di Leonardo Del Vecchio s’è consumato nella giornata di ieri. Se ne parlava, per carità, da tempo. Ma ieri, con il sì dell’assemblea (e di sei eredi su otto), il giovane Leonardo Maria ha lanciato la scalata che lo ha portato (per ora?) al 37,5% della cassaforte di famiglia, la finanziaria Delfin. È chiaro, anzi lampante, che si tratta dell’atto che consolida il protagonismo di Leonardo Maria Del Vecchio. E che lo lancia, di diritto, nella stanza dei bottoni della finanza italiana. Quando si dice Delfin, infatti, bisogna sempre tener ben presente il pacchetto di partecipazione che detiene. Oltre, naturalmente, alla galassia EssilorLuxottica, infatti, Delfin vanta partecipazioni finanziarie in Mps (17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%). In pratica, Leonardo Maria Del Vecchio è al centro, da ieri ancora di più, al villaggio della finanza nazionale. E in questo momento si ritrova a poter manovrare a suo piacimento alcune delle partite più importanti (e decisive) per gli equilibri del capitalismo italiano.
Gli scenari che si agitano
Delfin ha già esercitato, eccome, il suo ruolo di ago della bilancia in Mps dove il suo voto è stato assolutamente necessario alla riconferma di Luigi Lovaglio al timone di Rocca Salimbeni. Un successo tutt’altro che scontato, dal momento che i bookmakers (e la vecchia maggioranza a Siena) puntavano forte su Corrado Passera. Poi c’è la vicenda Generali. Che tutto è tranne che marginale. Si tratta, anzi, del nuovo fronte del risiko bancario. O forse, date le dimensioni e soprattutto le prospettive, del grande gioco della finanza italiana. Unicredit, dice Bloomberg, si sarebbe decisa a sganciare proprio per prevenire altri investitori intenzionati a lanciare operazioni su Mogliano Veneto. Fatto questo, che pone Gae Aulenti in posizione strategica in ogni scenario possibile. Ma ogni movimento non potrà avvenire senza che Delfin ne sappia nulla, considerate le partecipazioni dirette e “mediate” con Mps.