Ecco perché gli anziani devono essere una risorsa
C’è una narrazione che ancora tiene banco a diversi livelli che associa l’invecchiamento a un costo: per la sanità pubblica, per il welfare, per il terzo settore. Una visione miope, figlia di un tempo in cui la longevità era un’eccezione e non la regola. Oggi, al contrario, viviamo più a lungo e (possibilmente) meglio.
E questo dato, prima ancora che una sfida, è un’opportunità che la società non può permettersi di sprecare. Ridurre gli anziani a una mera voce di spesa significa ignorare un capitale umano fatto di esperienza, competenze, memoria e tempo libero a disposizione.
In un Paese come il nostro, che invecchia rapidamente – con sempre meno giovani e più over 65 – la questione non è “come sostenere gli anziani”, ma “come integrarli attivamente”. Il passaggio che è innanzitutto culturale è decisivo, dirimente. Bisogna passare dall’assistenzialismo alla partecipazione. Molti anziani oggi sono in buona salute, hanno energie e desiderio di restare utili.
Possono contribuire al tessuto sociale in modi diversi: nel volontariato, nel supporto alle famiglie, nella trasmissione di saperi artigianali e professionali (il famoso know how che fa grande il made in Italy nel mondo), nell’educazione informale dei più giovani. Possono essere mentori, custodi di comunità, protagonisti di reti solidali. Insomma, una risorsa concreta, già visibile dove si è scelto di valorizzarla. Serve però un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche.
Investire in prevenzione, invecchiamento attivo, formazione permanente, spazi di aggregazione. Favorire il lavoro flessibile per chi vuole restare attivo oltre l’età pensionabile (senza però “togliere” il lavoro ai giovani). Ripensare le città in chiave inclusiva, con servizi e mobilità adatti a tutte le età.
E soprattutto, combattere l’ageismo, ossia quella forma sottile di discriminazione che rende invisibili milioni di persone. Anche il sistema sanitario può trarre beneficio da questa svolta: anziani più attivi e integrati sono, mediamente, più sani e meno dipendenti da cure intensive. È un circolo virtuoso che alleggerisce la pressione sui servizi e rafforza la coesione sociale. Il futuro demografico è già scritto nei numeri. Sta a noi decidere se interpretarlo come un problema o come una leva di sviluppo. Considerare gli anziani una risorsa è una scelta di lungimiranza.
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