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Cronaca

Emma Bonino, morta a 78 anni la storica leader radicale

di Alberto Filippi -


È morta oggi Emma Bonino, e con lei se ne va un pezzo di storia italiana che, piaccia o no, ha attraversato mezzo secolo lasciando il segno. Non scrivo per la commemorazione di rito, quella la lasciamo ai necrologi ufficiali e ai comunicati di partito. Scrivo perché di Emma Bonino, pur avendola vista raramente dalla mia parte politica, non si può negare una cosa: è sempre stata coerente con sé stessa, dal primo giorno all’ultimo.

Fu il braccio destro di Marco Pannella, un altro che nel bene e nel male ha lasciato il segno nelle istituzioni e nella cultura di questo paese, capace com’era di trasformare il Partito Radicale in un laboratorio politico che l’Italia bacchettona di allora non si aspettava. Bonino, con lui, ha condotto le battaglie referendarie dei radicali della prima ora: divorzio, aborto, obiezione di coscienza, tutti terreni su cui il paese si è dovuto misurare, che lo volesse o no.

E poi c’è l’Europa. Bonino l’Europa unita la immaginava quando in pochi, tra i banchi del Parlamento italiano, avevano il coraggio di parlarne come di un destino comune e non come di un’astrazione da burocrati. Io sono critico, e lo dico senza infingimenti, con l’Europa che abbiamo costruito: quella delle direttive scritte lontano dai cittadini, quella che spesso confonde l’unione con l’omologazione. Ma un conto è criticare come è stata fatta, un altro è negare che l’idea originaria fosse giusta: la forza nasce dall’unione, non dalla divisione, e su questo Bonino aveva visto lontano prima di tutti.

Emma Bonino, l’aborto, l’affido di Aurora e Rugiada e Sarajevo

C’è poi un lato di lei che in pochi conoscono, e che vale la pena raccontare proprio perché disturba le narrazioni comode. Negli anni Settanta ebbe in affidamento due bambine, Aurora e Rugiada. Nel 1975 fu arrestata insieme al collega di partito Gianfranco Spadaccia per aver praticato un’interruzione volontaria di gravidanza. Io non condivido quella scelta, lo dico chiaramente. Ma non posso negarle la coerenza: da liberale radicale credeva nell’aborto come atto di libertà individuale, e la stessa libertà l’ha esercitata su di sé, scegliendo di non generare figli propri pur potendolo fare, e di adottarne invece. Si può non condividere un pensiero e riconoscerne comunque la linearità: raramente le due cose coincidono così bene come nel suo caso.

Fu insignita della cittadinanza onoraria di Sarajevo, città-simbolo di un’Europa che si è fatta a pezzi da sola prima di provare a ricucirsi, e che in lei ha trovato una voce spesa per la sua causa quando altri guardavano altrove.

Foscolo diceva che dai sepolcri nasce la memoria che tiene vive le nazioni. La tomba di Emma Bonino, piccola di statura come tutti sappiamo, custodirà la memoria di una donna grande: non per le cariche che ha occupato, ma per essere rimasta, per tutta la vita, ostinatamente sé stessa.

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