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Esteri

Cuba riapre le farmacie ai privati per fronteggiare la crisi dei medicinali

Dopo 66 anni di monopolio pubblico

di Priscilla Rucco -


L’Avana ha avviato la valutazione di trentasei domande presentate da piccole e medie imprese che intendono aprire attività farmaceutiche private. Si tratta di una svolta significativa per il sistema sanitario cubano, che dal trionfo della rivoluzione castrista, nel 1959, aveva riservato allo Stato la distribuzione dei medicinali, nazionalizzando l’intero comparto. Il provvedimento arriva in un momento di carenza cronica di farmaci che da anni mette a dura prova ospedali, ambulatori e famiglie dell’isola caraibica.

Va ricordato che Cuba vanta una lunga tradizione nel settore farmaceutico, precedente alla rivoluzione: basti pensare a insegne storiche come le farmacie Sarrá, Johnson e Taquechel, nel cuore dell’Avana, o alla farmacia Triolet, nella provincia di Matanzas, oggi trasformate perlopiù in musei o testimonianze del passato. Le nuove licenze, pur richiamando quella eredità, sono presentate dal governo come un’attività del tutto inedita, coerente con l’impianto normativo che regola le imprese non statali.

Vendita sotto stretto controllo pubblico

Le autorità sanitarie hanno precisato che le farmacie private non potranno in alcun modo sostituirsi al sistema pubblico nei settori più delicati: resteranno escluse dalla vendita i farmaci a uso esclusivamente ospedaliero, le sostanze classificate come stupefacenti e altri prodotti sottoposti a regime di controllo speciale. Le imprese interessate devono presentare domanda alle direzioni municipali di sanità: chi ha già un’attività registrata deve integrare l’oggetto sociale con la voce “servizi farmaceutici”, mentre le imprese di nuova costituzione devono indicare tale attività come principale. Potranno essere commercializzati soltanto medicinali muniti di regolare registrazione sanitaria cubana.

La misura si inserisce in un pacchetto più ampio di riforme economiche -annunciato a fine luglio – che ha aperto ai privati anche settori come la distribuzione di carburante, la produzione di energia elettrica, la raccolta dei rifiuti, la costruzione di veicoli e persino la gestione di strutture per anziani, lasciando invece sotto il controllo statale sanità pubblica, istruzione, telecomunicazioni, informazione e sicurezza. Un allentamento dettato dalla più grave crisi economica degli ultimi decenni, aggravata da blackout prolungati, carenza idrica e dalle sanzioni statunitensi.

Il mercato e i timori dei pensionati

Da tempo Cuba ha prorogato a tempo indeterminato l’esenzione doganale per l’importazione di beni essenziali ad uso personale: alimenti, prodotti per l’igiene e medicinali possono essere introdotti nel Paese dai viaggiatori, purché non destinati alla vendita. Questa deroga ha però favorito la nascita di un fiorente mercato illecito – alimentato da gruppi WhatsApp e altri canali digitali – attraverso cui molti cubani riescono a procurarsi farmaci altrimenti introvabili nelle farmacie statali.

L’apertura ai privati punta a offrire un canale legale e più affidabile, ma non manca chi teme le conseguenze sociali della riforma. I prezzi praticati dalle prime farmacie private già attive, superiori a quelli calmierati del circuito pubblico, rischiano di risultare proibitivi per molte persone tra cui pensionati e malati cronici, categorie che dipendono in larga parte dai medicinali sovvenzionati dallo Stato. Il governo ha comunque assicurato che le farmacie pubbliche continueranno ad operare parallelamente a quelle private, nel tentativo di garantire un accesso quanto più ampio possibile alle cure di base.

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