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Politica

Contrastare la violenza non è autoritarismo, ma un obbligo di chi governa

Il governo pensa a nuove misure contro le derive violenti durante le manifestazioni. Ilaria Salis parla di autoritarismo

di Giuseppe Ariola -


Dopo la devastazione e i saccheggi dello scorso fine settimana, gli scontri sono inevitabilmente passati dalle manifestazioni di piazza al dibattito politico. E i toni, purtroppo, sono quelli di sempre. Se già suona di per sé come paradossale l’incapacità di una condanna ferma, unanime e senza infingimenti, a stonare è però il solito funambolismo di chi dalle parti dell’opposizione, non potendo negare l’evidenza, tenta di divincolarsi con gli ormai usuali distinguo. Alla solidarietà alle forze dell’ordine si fanno dunque seguire critiche più o meno velate circa la loro capacità di gestione dei disordini. Ovviamente, condendo il tutto con la supposta responsabilità o impreparazione del governo. Allo stesso modo, si punta il dito contro le violenze ma ci si affretta a difendere il diritto di manifestare che nessuno ha messo in alcun modo in discussione.

Nessuno spazio per l’ambiguità

Un tentativo di spostare l’attenzione dal vero punto della questione: quando il dissenso sfocia in distruzione e provoca in poche ore decine di feriti tra le forze di polizia e danni per oltre un milione di euro – come accaduto nella sola Milano – non si può in nessun caso rimanere nel limbo. La ragione è da una parte, i torti e le responsabilità dall’altra. E l’opposizione non può avere la preoccupazione di non scontentare troppo chi si è reso protagonista di una vera e propria guerriglia urbana solo perché lo ha fatto contro il governo. Perché, come ha sottolineato bene il sottosegretario alla Difesa e candidato sindaco di Milano per Forza Italia, Matteo Perego, “sulla legalità e sulla sicurezza non possono esserci ambiguità”.

La strumentalizzazione di Ilaria Salis

Eppure, c’è chi non si sottrae dal provare a confondere le acque, come nel caso di Ilaria Salis che non si interroga sulle condizioni dei poliziotti feriti, ma sulla “situazione delle persone fermate e trattenute” che non devono essere private “in alcun modo dei loro diritti fondamentali”. Un’ovvietà che cela il tentativo a dir poco deprecabile di rovesciare il tavolo lanciando una gravissima suggestione: chissà cosa starebbe accadendo a quanti sono stati fermati per aver messo strade e piazze a ferro e fuoco visto che ci troviamo “di fronte a una destra autoritaria, animata da uno spirito di vendetta intriso di classismo e razzismo”. Una strumentalizzazione resa ancora più grave dal rafforzarsi dell’ipotesi che dietro quanto accaduto possano esserci addirittura una regia o una compartecipazione straniera.

L’ipotesi di un intervento del governo

Un comune filo rosso che legherebbe gli scontri avvenuti in Italia a quelli che si sono verificati in Francia e Belgio. A quanto si apprende, molto più di una suggestione. Nel corso del vertice che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi tra il governo e i vertici Forze dell’ordine e dell’Intelligence sarebbero infatti emersi molti interrogativi sugli scontri e sulla loro matrice. Il quadro sembrerebbe infatti particolarmente “complesso” e, almeno in parte, nuovo rispetto a quanto accaduto durante altre manifestazioni che pure hanno avuto uno sbocco violento. Elementi che impongono di innalzare il livello di attenzione. Il che si tradurrà probabilmente in un nuovo provvedimento del governo per contrastare e prevenire derive violente che si insinuano in cortei pacifici. Perché far rispettare le regole non è autoritarismo, ma un obbligo di chi governa. Che a Ilaria Salis piaccia o meno.

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