L’Europa rivendica un ruolo nei negoziati sull’Ucraina, ma la realtà continua a raccontare una storia triste. Mentre a Bruxelles si moltiplicano le dichiarazioni sull’importanza dell’unità occidentale e sul futuro assetto di sicurezza del continente, il Cremlino fa circolare l’ipotesi di un vertice tra Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping. Tre potenze globali, tre leader che rappresentano interessi e rapporti di forza concreti. Di fronte a questo scenario, l’Unione europea appare ancora una volta spettatrice più che protagonista. Secondo il Wall Street Journal, il presidente russo avrebbe avanzato l’idea di un incontro da tenersi il mese prossimo con Trump e Xi per discutere della guerra in Ucraina e delle possibili condizioni per una sua conclusione.
L’Ue ai margini
Il solo fatto che una simile ipotesi venga considerata credibile è sufficiente a certificare la marginalizzazione diplomatica europea dopo oltre quattro anni di conflitto. Da tempo Bruxelles ritiene di essere un attore indispensabile, ma continua a essere esclusa dai tavoli dove si prendono le decisioni. Una condizione che è il risultato di una lunga sequenza di errori politici, tattici e diplomatici che hanno trasformato l’Ue da possibile mediatore a parte direttamente coinvolta nel conflitto senza però possedere il peso necessario per determinarne l’esito. L’Europa è stata incapace di costruire un’iniziativa negoziale autonoma. Ha sposato una linea massimalista sulla sconfitta della Russia salvo poi ritrovarsi senza strumenti quando il conflitto è entrato in una fase di logoramento.
La posizione del Cremlino
Le parole del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sono state prudenti ma indicative. Mosca ha riconosciuto gli sforzi di mediazione degli Stati Uniti e il miglioramento del dialogo con Washington, lasciando intendere che il vero interlocutore resta la Casa Bianca. Quanto all’ipotetico incontro in Cina, Peskov ha precisato che non esistono ancora accordi concreti, ma il messaggio politico è stato comunque recapitato.
Il rifiuto di Kiev
Paradossalmente, la reazione più dura all’eventuale trilaterale non è arrivata da Bruxelles bensì da Kiev. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha respinto con forza l’idea di un incontro tra Putin, Trump e Xi, sostenendo che un simile formato finirebbe per rafforzare il presidente russo e offrirgli una legittimazione internazionale immeritata. Per gli ucraini la formula accettabile resta Stati Uniti, Ucraina e Russia. A Bruxelles, intanto, la risposta appare quasi rituale. I portavoce della Commissione europea hanno ribadito che qualsiasi accordo dovrà rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina e che l’Europa avrà un ruolo fondamentale nel futuro assetto di sicurezza del continente. Dichiarazioni che fotografano più un auspicio che uno stato di fatto.
Le richieste di Zelensky
Nel frattempo resta aperto il capitolo degli aiuti. Proprio nelle stesse ore in cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto ulteriori risorse ai partner occidentali, la Commissione europea ha ammesso l’esistenza di un potenziale deficit di finanziamento da circa 70 miliardi di euro per i prossimi anni. Una cifra enorme che inevitabilmente riapre il dibattito sui costi del sostegno all’Ucraina.
L’ammissione di Crosetto
In un’intervista alla Bbc, il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto ha sbandierato la scelta del governo di continuare gli aiuti nonostante una larga parte dell’opinione pubblica italiana sia contraria. In base alle stime dell’Osservatorio Milex, il contributo italiano diretto e indiretto allo sforzo ucraino avrebbe già raggiunto circa 17 miliardi di euro, ai quali si aggiungono circa 3 miliardi di armamenti inviati a Kiev. Numeri che pesano mentre milioni di famiglie italiane fanno i conti con il caro carburanti, l’aumento dei costi energetici e un forte indebolimento del potere d’acquisto. È qui che si gioca una delle partite più delicate dei prossimi mesi. Perché se l’Europa rischia di essere esclusa dai tavoli della pace, i cittadini europei continuano invece a essere chiamati a pagare il conto della guerra.