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Economia

Frigo hackerati, la cybersicurezza ci è finita nel piatto

Cosa è successo e perché ma soprattutto quanto ci costa l'offensiva dei cybercriminali

di Giovanni Vasso -


La cybersicurezza ci è finita nel piatto. E, per capirlo, abbiamo dovuto gettare centinaia di migliaia di euro nel bidone della spazzatura. In tutta Europa. Con la grande paura di nuovi rincari dal momento che gli scaffali vanno riempito di nuovo e ci sono rischi, almeno in teoria, di andare incontro a qualche assenza sugli scaffali. L’attacco hacker ai frigoriferi della grande distribuzione organizzata ha svelato l’ennesima debolezza. Basta un clic ben assestato per mandare al macero un autentico ben di Dio. E mettere a dura prova tutte le filiere, a cominciare da quella alimentare.

Cybersicurezza nel piatto

Verrebbe da dire che si tratta del prezzo da pagare alla digitalizzazione. E in parte è così. L’unica sorpresa (vera) è stata quella di trovarci di fronte al fatto che pure i frigoriferi, a maggior ragione quelli dei supermercati, sono collegati a internet. Ed è un bene, in realtà. Perché consente, il controllo da remoto, di tenere sempre sotto controllo quello che accade e dà la possibilità di intervenire in tempo reale. Il problema, però, è quando ci si mettono in mezzo gli hacker. Che sfruttano le falle per fare guai, per mettere a segno crimini. Un rischio che c’è e che costa, tanti, soldi. Non è solo perché son finiti al macero, dalla Svezia alla Sicilia, prodotti per centinaia di migliaia di euro. Ma perché il rischio ora, un po’ come sempre accade quando ci sono dei problemi, è che possano esserci rincari immediati sui consumatori mentre, per i negozianti, occorrerà spendere per blindare i sistemi di sicurezza.

Cosa è successo

È successo che l’attacco ha avuto successo perché ha colpito i dispositivi che non erano aggiornati. I problemi, specialmente quando si parla di internet delle cose, IoT, che poi è l’ultima frontiera della rivoluzione digitale, vengono di volta in volta scoperti. Pubblicati in rete se non direttamente sfruttati per far danni. Non si tratta di casi così rari. Anzi. È da un bel po’ di giorni che si dibatte, in rete, sul caso della PhP2 Shell. Si tratta di una falla informatica potenzialmente gigantesca, scoperta da pochissimo, in grado di rendere vulnerabili tutti (o quasi) i siti che esistono su internet. In questo caso, accertata la mano degli hacker dietro la paralisi della catena del freddo europea, le specifiche tecniche dell’attacco non sono state rese note. Ma ciò non cambia la sostanza. La cybersicurezza è una necessità, non più un lusso né una fastidiosa perdita di tempo. E quando ad essere attaccate sono le infrastrutture, i livelli di sicurezza sono sempre più di uno.

Il rischio rincari

Ciò a dire che, nel caso specifico, i frigo attaccati avrebbero dovuto essere aggiornati ed è stato proprio questo che, in Italia, ha salvato i supermercati – già al Sud “svuotati” nei giorni scorsi dal blocco stradale dei tir – dalla tragedia. Gli hacker, almeno qui da noi, si son limitati ad attivare gli sbrinatori e ad alzare di poco le temperature che non hanno superato i 15 gradi. Una furbata che ha consentito di non far scattare immediatamente gli allarmi. E che, dove ha colpito, ha causato danni lo stesso dal momento che, rotta la catena del freddo, è stato necessario buttare via tutto il cibo. Lasciandoci col dubbio. Se, come spesso accade, gli aggiornamenti software diventano necessari e le strutture hardware obsolete per reggerli, cosa si fa? Si cambia tutto in blocco? E chi paga? Ecco, dunque, che si impone – all’Europa intesa come Unione europea – un ulteriore sforzo. Nella lotta all’obsolescenza programmata (tutte le strade, ahinoi, portano qui) per difendere le imprese, e i consumatori che poi ne pagherebbero il prezzo, da investimenti e spese continue e gravose. Pur nel rispetto degli standard minimi imposti dal buon senso (e dalle regole) in materia di sicurezza informatica.

“Allerta ma nessun allarme”

Intanto, dall’incontro di ieri a Palazzo Chigi col sottosegretario Mantovano e il ministro all’Agricoltura Lollobrigida coi capi dell’Acn e delle agenzie di sicurezza è emerso che, pur di fronte all’allerta massima, non c’è allarme. Men che meno per la salute. Il problema, però, è economico. Perché impatta direttamente sui costi delle aziende, e nelle tasche dei consumatori. Le proiezioni, e le analisi, riferiscono che, almeno in Italia, ci è andata ancora bene. Se si fosse trattato di un attacco su larga scala come quello in Francia, e soprattutto se fosse andato a segno, staremmo parlando di perdite per centinaia di milioni di euro. E avremmo già a che fare con una nuova ondata di rincari. La cybersicurezza ci è finita nel piatto. E ci pesa in tasca.

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