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Esteri

Lapid e Golan affondano Netanyahu dopo il voto americano: “È diventato un fattore di isolamento”

Sullo sfondo cresce il timore di un deterioramento dei rapporti con l'alleato più importante dello Stato ebraico

di Ernesto Ferrante -


Le elezioni di midterm negli Stati Uniti si trasformano in un nuovo atto d’accusa contro Benjamin Netanyahu. Per l’opposizione israeliana, il voto americano ha reso ancora più evidente una dinamica che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile. Il premier non è più percepito come un punto di forza nei rapporti con Washington, ma come un problema politico e diplomatico.

Il doppio affondo di Lapid e Golan

A sostenerlo è Yair Lapid, secondo cui il nuovo scenario emerso negli Stati Uniti ha definitivamente cancellato qualsiasi ipotesi di governo di unità nazionale guidato dall’attuale leader del Likud. In un messaggio pubblicato su X, Lapid accusa Netanyahu di “mettere in pericolo la nostra sicurezza, minacciare la nostra democrazia e devastare la nostra reputazione nel mondo”.

Ancora più duro Yair Golan, leader dei Democratici israeliani, che legge il risultato del voto americano come la prova dell’erosione del capitale politico internazionale del primo ministro. Netanyahu, sostiene, sarebbe ormai diventato una figura “tossica” tanto per i Democratici quanto per i Repubblicani, un peso che Israele rischia di pagare direttamente sul piano strategico.

Una questione cruciale

L’avvertimento è di quelli che colpiscono il cuore della sicurezza nazionale israeliana. La permanenza al potere di Netanyahu e del suo alleato Itamar Ben-Gvir potrebbe aprire la strada a isolamento diplomatico, sanzioni e a un duro scontro con gli Stati Uniti. Un’accusa che va oltre la normale dialettica politica. Per l’opposizione, il vero rischio non è più soltanto la sopravvivenza del governo, ma che il rapporto privilegiato con gli Usa finisca per diventare una delle vittime della stagione politica di “Bibi”.

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