ROTTE & ROTAIE – Lo sconto sul contratto, non sulla notte
La manovra conferma il 5% sui rinnovi, ma lascia scadere il 15% su notturni, festivi e turni
Sono le tre e quaranta. In un deposito alla periferia di una grande città un autista accende il primo autobus della giornata, mentre in una cabina di guida un macchinista prende servizio per il treno che porterà i pendolari al lavoro. Chi salirà a bordo non ci penserà. Eppure, quella notte, in busta paga, ha un prezzo. E dal primo gennaio, a chi la lavora, rischia di lasciare in tasca di meno: se lo sconto fiscale sulle maggiorazioni non verrà prorogato, su quelle ore pagherà più tasse.
Il disegno di legge di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre conferma per il 2027 l’imposta sostitutiva del 5 per cento sugli aumenti che derivano dai rinnovi dei contratti nel settore privato. È una scelta giusta. Sostiene la contrattazione collettiva e rende più conveniente rinnovare un contratto che lasciarlo scadere.
Il comunicato, però, non dice tutto. Quest’anno lo sconto vale per chi nel 2025 ha avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33 mila euro. Per il 2027 la soglia e la finestra dei rinnovi ammessi non sono state indicate nel testo bollinato non è ancora disponibile, secondo quanto dichiarato da alcuni organi di stampa che il 29 ottobre. Sono i dettagli che decideranno chi ne beneficerà davvero.
C’è poi quello che manca. Nel 2026 le maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni sono tassate al 15 per cento, fino a 1.500 euro l’anno, per i dipendenti privati con reddito fino a 40 mila euro. La norma scade il 31 dicembre. Finora la proroga non è stata annunciata. Nemmeno la detassazione delle tredicesime, discussa fino alla vigilia, è entrata nel pacchetto.
Nel frattempo, la manovra introduce, per il solo 2027, un’imposta dell’1 per cento sugli aumenti dei giovani lavoratori, entro limiti non ancora precisati, e conferma l’1 per cento sui premi di produttività, già previsto dalla legge di bilancio dello scorso anno. Misure utili, sia chiaro. Ma disegnano un fisco che guarda al premio e al rinnovo, e dimentica il disagio.
Il risultato è un segnale strano. Si premia l’aumento firmato al tavolo e si lascia tornare all’aliquota piena l’ora lavorata quando gli altri dormono. Non è un dettaglio tecnico. Nei trasporti il turno non è un’eccezione, è il modo in cui il servizio esiste. Treni, autobus, aeroporti, porti e logistica funzionano all’alba, di notte, la domenica, a Natale. Chi tiene aperto il Paese lo fa proprio nelle ore che quella norma voleva riconoscere.
Il trasporto pubblico locale lo mostra bene. Secondo ASSTRA, l’associazione delle aziende, il settore conta 113 mila dipendenti e 15 milioni di passeggeri al giorno. Al convegno nazionale del 22 ottobre l’associazione ha segnalato che il rinnovo del contratto 2024-2026 è coperto, dal 2027, solo al 54 per cento. Quando le risorse per il contratto sono incerte, il peso del fisco sulle indennità diventa decisivo. Non stupisce allora che le aziende fatichino a trovare chi accetti quei turni.
Il punto vero è un altro. Una politica dei redditi che guarda solo al contratto firmato e non alle condizioni in cui si lavora è una politica a metà. Il governo ha scelto la contrattazione al posto del salario minimo legale. È una strada legittima, per certi versi apprezzabile. Ma se la contrattazione è la via, allora va sostenuta in tutte le sue parti, comprese le indennità che compensano il disagio.
Il Parlamento ha tempo fino al 31 dicembre. Le proposte possono stare in poche righe.
Primo, prorogare per il 2027 l’imposta del 15 per cento su notturno, festivi e turni, almeno per i servizi pubblici essenziali e per chi lavora a ciclo continuo.
Secondo, chiarire subito soglia e finestra del 5 per cento sui rinnovi, evitando che restino esclusi proprio i contratti firmati a ridosso della scadenza o chi supera di poco i 33 mila euro grazie a turni e straordinari.
Terzo, dare certezza alle risorse per i contratti dei servizi pubblici. Uno sconto fiscale sugli aumenti serve a poco se l’aumento resta coperto a metà.
Infine, misurare. Quanti lavoratori hanno usato davvero queste agevolazioni nel 2026, in quali settori, con quale beneficio medio. Senza dati ogni proroga diventa una scommessa, ogni taglio un azzardo.
Nessuna di queste misure risolve da sola la questione salariale. Ma dice a chi lavora quando gli altri riposano che il Paese se ne accorge. Il contratto si firma normalmente di giorno. Il servizio, troppo spesso, si regge di notte.
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