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Politica

Futuro Nazionale affonda, la grande fuga da Vannacci

Un «generale senza truppa», assediato dai contropiede degli avversari e dalla fuga inarrestabile dei suoi stessi militanti

di Angelo Vitale -


I corridoi della politica romana bisbigliano da giorni quello che nei territori è ormai un urlo a squarciagola. Il progetto di Futuro Nazionale, la creatura politica varata da Roberto Vannacci dopo lo strappo con la Lega, sembra precipitare in una crisi strutturale senza precedenti.

Futuro Nazionale affonda

Quella che doveva essere una travolgente cavalcata sovranista si sta trasformando in un fuggi fuggi generale, accelerato dalle stoccate quotidiane di chi, come Cateno De Luca, ha fiutato la debolezza del generale.

Il leader siciliano, direttamente da Montecitorio, picchia duro e non risparmia veleno: «Sono reduce da una seduta spiritica», ha scherzato. Secondo De Luca, Palazzo Chigi e la premier Giorgia Meloni hanno sbarrato il portone a Vannacci, ridottosi a «un uomo con il cappello in mano che sta pietendo un posto nel centrodestra». La narrazione del movimento come varco d’accesso privilegiato alla coalizione di governo è crollata, e le previsioni di De Luca sono impietose: nei prossimi mesi i capisaldi territoriali svaniranno e Futuro Nazionale scivolerà inesorabilmente sotto la soglia del 4-5%.

L’emorragia

Ma al di là delle scintille romane, sono i fatti e i numeri a raccontare l’emorragia. Da Nord a Sud, i comitati locali di FN si squagliano. A Verona, l’ufficiale dell’Aeronautica Antonsergio Belfiori ha sciolto la sede locale sbattendo la porta e denunciando un soffocante «blocco della democrazia interna».

L’accusa è pesante: una struttura verticistica e autoritaria dove la base viene usata come truppa da carretto per raccogliere firme, salvo poi essere abbandonata nei momenti critici. In Calabria, non a caso proprio ieri riorganizzata, la musica non cambia: nel Cosentino in scena una vera disfatta, con i referenti di Castrovillari, Morano Calabro, Spezzano Albanese e Altomonte a rassegnare le dimissioni di massa. Parlano apertamente di ipocrisia sulla meritocrazia e nomine opache che favoriscono le parentopoli dei vertici regionali.

Il colpo di grazia arriva dalla Sardegna, dove si consuma la scissione più numerosa: oltre cinquecento iscritti hanno abbandonato in blocco Vannacci per passare con Italia Domani di Marco Rizzo, attratti da un programma focalizzato su sovranismo e tutela sociale. Mentre il generale tenta affannosamente di riorganizzare i quadri regionali, la realtà descrive un «generale senza truppa», assediato dai contropiede degli avversari e dalla fuga inarrestabile dei suoi stessi militanti.

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