Garlasco, Garofano difende il Ris e respinge le accuse: “Vergognosa campagna di delegittimazione”
L’ex comandante ha definito "improprio" sostenere che le analisi del Ris abbiano contribuito alla condanna di un innocente
Luciano Garofano non fa passi indietro e difende senza esitazioni il lavoro svolto dal Ris di Parma nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. L’ex comandante del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, intervenuto a ‘Cinque minuti’ di Bruno Vespa su Rai 1, ha respinto le contestazioni scaturite dopo quanto emerso dalla nuova inchiesta della Procura di Pavia. Una presa di posizione netta, arrivata mentre le nuove indagini stanno riportando sotto i riflettori alcune delle analisi scientifiche effettuate nel 2007. Dalle tracce genetiche sui pedali della bicicletta alle impronte di scarpa repertate nella villetta di via Pascoli. Garofano ha rivendicato la correttezza del proprio operato e di quello dei suoi uomini. L’ex comandante ha definito “improprio” sostenere che le analisi del Ris abbiano contribuito alla condanna di un innocente, ricordando che gli accertamenti scientifici furono ampiamente esaminati e discussi nel corso dei diversi processi, fino alla sentenza definitiva nei confronti di Stasi.
Garofano parla di campagna di delegittimazione del Ris
Il Generale ha poi denunciato quella che considera una vera e propria “campagna di delegittimazione” nei confronti del Ris, definendo “vergognoso” il trattamento riservato agli investigatori che si occuparono del caso. Il tutto mentre la Procura di Pavia è impegnata a ricostruire una dinamica dell’omicidio diversa da quella accertata nel processo conclusosi con la condanna di Stasi. E sulla quale le analisi svolte dal reparto all’epoca guidato da Garofano ha avuto un ruolo decisivo. Se nel bene o nel male è, a questo punto, tutto da chiarire. Uno dei passaggi più significativi dell’intervista ha riguardato le analisi genetiche effettuate sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, tornate al centro dell’attenzione per alcune incongruenze emerse solo adesso. In particolare per quanto riguarda gli accertamenti i del 2007 che restituirono un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi, per poi dare esito negativo il giorno successivo.
Per Garofano nessun problema dai due risultati opposti del test
Secondo l’ex comandante del Ris, tuttavia, non si tratterebbe di risultati contraddittori. I test successivi sarebbero stati nulli perché nel campione non era più presente Dna utilizzabile. Una spiegazione differente da quella resa da Marino, altro uomo del Ris di Parma, al procuratore Stefano Civardi. L’ex comandante ha inoltre escluso categoricamente qualsiasi possibilità di scambio dei campioni, affrontando anche la questione del cucchiaino utilizzato per ricavare il profilo genetico della vittima. Un altro punto controverso riguarda la documentazione trasmessa all’epoca alla Procura dal Ris di Parma.
Cosa è stato comunicato ai magistrati?
La nuova inchiesta ha infatti riportato l’attenzione anche sul test Obti, specifico per la ricerca di sangue umano. L’esito negativo non risulta riportato nella relazione del Ris , a differenza del test Combur, che aveva dato risultato positivo alla ricerca generica di tracce biologiche. Garofano ha difeso le procedure seguite dal Ris, spiegando che il compito del consulente tecnico è comunicare al magistrato una sintesi dei risultati e le relative conclusioni. Evidentemente gli esiti controversi dei vari test non sono confluiti in questo fascicolo e per Garofano è giusto così. Secondo l’ex comandante, infatti, gli atti trasmessi, seppur parziali, contenevano gli elementi necessari per valutare gli accertamenti. Ha inoltre sostenuto che verbali e documenti dell’epoca dimostrerebbero come i consulenti avessero avuto accesso alle attività svolte. Eppure nel verbale in questione non c’è alcun riferimento alle specifiche analisi effettuate. Si parla solo, genericamente, di tutti i test ‘sinora’ condotti.
E’ scontro sulle vecchie indagini
Le dichiarazioni di Luciano Garofano segnano un nuovo capitolo del confronto sulle indagini del 2007. Da una parte l’ex comandante del Ris, che rivendica la correttezza delle analisi e delle procedure seguite. Dall’altra i nuovi accertamenti della Procura di Pavia, che stanno mettendo in discussione alcuni elementi della ricostruzione originaria. Il nodo non riguarda soltanto l’interpretazione delle tracce scientifiche, ma anche – forse soprattutto – le modalità con cui i risultati furono documentati e comunicati all’autorità giudiziaria. Nel frattempo, mentre per Andrea Sempio si profila la possibilità di un rinvio a giudizio e Alberto Stasi continua a scontare la condanna definitiva, ci si domanda quanto delle conclusioni scientifiche raggiunte nel 2007 resisterà al confronto con i nuovi accertamenti.
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