Garlasco, il nodo Sempio: “Va riaperto il processo Stasi”?
A spiegare il possibile scenario all’Agi è l’avvocato Giandomenico Caiazza, ex presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Il parere differente della Procura Generale
Prima di un eventuale nuovo processo a carico di Andrea Sempio potrebbe essere necessario riaprire quello che ha già condannato in via definitiva Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. È questo il nodo giuridico che emerge dopo la trasmissione degli atti dalla Procura di Pavia alla Procura generale di Milano per valutare una possibile revisione della sentenza definitiva sul delitto di Garlasco.
Parla Caiazza
A spiegare il possibile scenario all’Agi è l’avvocato Giandomenico Caiazza, ex presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Secondo lui il sistema giudiziario rischierebbe altrimenti di trovarsi davanti a una situazione quasi senza precedenti. Il via a un nuovo procedimento che individua in Andrea Sempio l’unico autore dell’omicidio mentre esiste già una sentenza irrevocabile che attribuisce il delitto ad Alberto Stasi.
“C’è un giudicato che afferma che quel fatto lo ha commesso Stasi”, dice Caiazza.
Secondo l’avvocato, il punto centrale è proprio la presenza di una condanna definitiva già passata in giudicato.
“Per come è stata formulata l’imputazione è necessario che si apra un processo di revisione. C’è un giudicato che afferma che quel fatto lo ha commesso Stasi”, osserva il penalista.
In altre parole, per la giustizia italiana la responsabilità dell’omicidio è già stata accertata in via definitiva.
L’avvocato spiega inoltre che il quadro sarebbe stato diverso nel caso di un’ipotesi investigativa fondata sul concorso di più persone nel delitto.
“Per questo, spiega il penalista, fino a quando l’ipotesi investigativa parlava di un possibile concorso nell’omicidio — quindi della presenza di più persone coinvolte — il quadro giuridico poteva reggere. Ma se ora l’attenzione dovesse spostarsi verso un unico responsabile alternativo, il tema diventerebbe molto più delicato”.
Il passaggio degli atti alla Procura generale di Milano
Secondo Caiazza, anche la decisione della Procura di Pavia di trasmettere gli atti alla Procura generale di Milano rappresenterebbe un segnale preciso sul piano processuale.
“Non a caso il procuratore è andato dalla procuratrice generale, che bisogno aveva altrimenti. Solo dopo il giudizio di revisione si potrebbe dunque aprire un processo nei confronti di Sempio”.
La Procura generale dovrà ora valutare se gli elementi raccolti negli ultimi mesi — compresi i presunti audio attribuiti a Sempio — possano essere considerati “prove nuove”, requisito necessario per chiedere formalmente la revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi.
Il rischio di un cortocircuito giudiziario
Se la revisione dovesse essere accolta, si aprirebbe un nuovo giudizio sulla posizione dell’ex studente della Bocconi e soltanto successivamente potrebbe prendere forma un eventuale procedimento parallelo nei confronti di Andrea Sempio.
In caso contrario resterebbe invece in piedi una sentenza definitiva che individua già in Stasi il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, rendendo molto più complesso sostenere in aula una responsabilità alternativa esclusiva.
Proprio per evitare questo possibile cortocircuito processuale, il procedimento che riguarda Andrea Sempio potrebbe quindi rallentare o fermarsi in attesa della decisione sulla revisione.
Un eventuale giudice dell’udienza preliminare, infatti, si troverebbe davanti a una situazione quasi inedita. Celebrare un processo per lo stesso delitto mentre una sentenza irrevocabile individua già un altro colpevole.
Come la pensa la Procura Generale?
La procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha chiarito ieri che, in astratto e senza conoscere le carte e i dettagli delle accuse, il processo ad Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi potrebbe essere celebrato a Pavia. Ciò, anche in assenza o in attesa di una revisione della condanna per Alberto Stasi.
“Questo il motivo – ha spiegato la più alta magistrata inquirente del distretto di Milano, assieme alla sua vice, Lucilla Tontodonati – per cui il codice di procedura penale prevede, fra i casi di revisione, proprio la circostanza per cui i “fatti stabiliti a fondamento” di una “sentenza”. O di un “decreto penale di condanna” siano inconciliabili “con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale”.
Questo, il caso che, in diritto, viene chiamano “conflitto fra giudicati”. Nanni nel frattempo sta cominciando a “studiare” le carte inviate dalla Procura di Pavia dopo la chiusura delle indagini su Sempio.
Secondo quanto riferito, il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, ha inviato in Procura generale al momento un solo atto. La memoria di 105 pagine firmata dai pm Civardi-De Stefano-Rizza riassuntiva delle indagini condotte sull’amico di Marco Poggi. E letta a Sempio durante il suo interrogatorio quando si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La procuratrice generale deciderà, dopo lo studio di questo primo documento, se chiedere ulteriori atti prima di decidere se presentare o meno un’istanza di revisione per l’ex fidanzato di Chiara Poggi.
Per farlo servono quelle che vengono definite “prove nuove”, spiega Nanni, che da “sole” o “unite a quelle precedenti” possano smontare i pilastri della sentenza di condanna passata in giudicato per Stasi. Se la Procura generale non dovesse ravvisare prove nuove può comunque celebrarsi il processo ad Andrea Sempio per omicidio volontario pluriaggravato. Al termine del quale (con sentenza della Cassazione), presumibilmente fra alcuni anni, la difesa Stasi potrebbe comunque sollevare una propria istanza di revisione. Come può fare già oggi e ha annunciato che farà.
Un caso unico
Qualora per Sempio fossero chieste misure cautelari – cosa tecnicamente possibile – si potrebbe verificare il paradosso di avere in carcere due persone accusate per lo stesso omicidio senza che possa esserci stato nessun concorso, come da sentenza Stasi passata in giudicato e nuovo capo imputazione Sempio.
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