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Cronaca

Caso Garlasco, l’ex comandante Cassese indagato per false informazioni ai pm

di Lino Sasso -


Tanto efficiente da svolgere due interrogatori alla volta. Perspicace al punto da omettere dettagli, evidentemente ritenuti irrilevanti, di quanto si è verificato nel corso di quelle stesse deposizioni. Parliamo di Gennaro Cassese, ex comandante dei carabinieri di Vigevano – finito per essere indagato – che guidò gran parte delle indagini sul delitto di Garlasco. Oggi completamente stravolte dalla ricostruzione fatta dai colleghi di Milano. Un profilo talmente alto da meritare il grado di colonnello, per il quale percepisce una lauta pensione. Ebbene, l’alto rango dell’Arma è finito per essere indagato con l’accusa di false informazioni ai pubblici ministeri. Il motivo è dovuto proprio ad alcune incongruenze riscontrate nei verbali delle sommarie informazioni raccolte nei giorni dopo all’omicidio di Chiara Poggi rispetto alle quali Cassese non avrebbe fornito risposte convincenti ai pm pavesi. Anzi, avrebbe mentito stando alle accuse che gli sono state mosse.

Il dono dell’ubiquità

Il primo elemento critico è la contemporanea presenza, stando alle firme presenti sui verbali, dell’allora capitano Cassese a più di una deposizione tra quelle rese dagli amici di Marco Poggi, ascoltati in quanto frequentatori della villetta di via Pascoli, il 4 ottobre del 2008. Stando agli atti dei carabinieri di Vigevano, Andrea Sempio fu ascoltato dalle 10.30 alle 14.40, Alessandro Biasibetti dalle 11.25 alle 12.10 e Mattia Capra dalle 13.25 alle 14.20. Tutti con gli stessi verbalizzanti. “Posso solo supporre”, sostiene Cassese, “che abbiamo svolto un’altra istruttoria mentre il verbale di Sempio era sospeso, anche se non ne abbiamo dato atto”. Circostanza che si ricollega ai due eventi dubbi che riguardano Sempio. La consegna del famoso scontrino che lo collocava a Vigevano il giorno dell’omicidio e il malore da cui è stato colto proprio mentre veniva ascoltato dai carabinieri. E che ha reso necessario l’intervento di un’ambulanza.

Lo scontrino del parcheggio e l’intervento del 118

Di questo episodio nel verbale non c’è traccia alcuna. Eppure è stato documentato dal 118 e la stessa difesa di Sempio ne ha fatto, giustamente, esplicita menzione a più riprese. Sullo scontrino, invece, il dubbio è relativo a quando sia stato effettivamente consegnato. Sempio è andato alla stazione dei carabinieri portandosi dietro il tagliando del parcheggio o è tornato a prenderlo a casa per poi consegnarlo? O, forse, ha chiesto a qualcuno di portarglielo dai carabinieri? Ascoltato dai pm di Pavia, Cassese nega di “aver interrotto il verbale per acquisirlo da qualche parte o se fosse stato portato da qualcuno ne avrei dato atto”. Nessuno stop all’interrogatorio, dunque, riferisce il militare dell’Arma.

Perché l’ex comandante Cassese è stato indagato

E sull’intervento del 118 per il malore occorso all’amico di Marco Poggi alle 11.19? Cassese non lo ricorda. Gli inquirenti, però, sanno bene che quell’ambulanza è arrivata e mostrano la scheda dell’intervento dei sanitari per la “lipotimia” riscontrata a Sempio. Ma l’ex comandante insiste: “Non ricordo”. Gli inquirenti gli chiedono anche se soffra di qualche patologia che possa causare un deficit di memoria. Lui nega. A questo punto il procuratore aggiunto Civardi formula a Cassese l’avviso di “false informazioni ai pm”.


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