Garlasco: perché la Procura scava nel passato di Michele Bertani, amico suicida di Sempio?
Nell'avviso all'unico indagato del delitto il minuzioso elenco di quanto sequestrato: molti elementi relativi al giovane che si tolse la vita
Garlasco, l’ombra di Michele Bertani nell’avviso a Sempio: perché la Procura scava nel passato dell’amico suicida?
Il nuovo capitolo giudiziario sul caso Garlasco e sull’omicidio di Chiara Poggi non si esaurisce nel solo profilo di Andrea Sempio ma approfondisce quello di Michele Bertani.
Michele Bertani: chi era?
Sebbene il trentottenne di Garlasco sia l’unico destinatario dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari firmato dalla Procura di Pavia, tra le pieghe del documento emerge nuovamente una figura che diventa per i magistrati centralissima: quella di Michele Bertani. Diversamente, non avrebbero minuziosamente indicato nell’Avviso quanto sequestrato che lo riguarda.
Leggi anche Sempio conosceva l’ora del delitto?
Un elenco che non lascia spazio al caso
Nell’articolato elenco del materiale che i magistrati ritengono fondamentale per cristallizzare l’accusa contro Sempio, spicca una sezione dedicata a beni che non appartengono all’indagato. Si tratta di reperti sequestrati a Massimo Bertani, ma riferibili interamente al figlio Michele.
In questa fase del procedimento, si può oggettivamente ritenere che una tale elencazione non sia frutto di una casualità documentale.
Mentre la difesa e quasi tutti i media si concentrano sui soliloqui audio e sugli appunti recuperati dai rifiuti di Sempio, la Procura ha deciso di “congelare” negli atti una mole di materiale specifica su Bertani. Ma perché?
Il materiale sotto la lente degli inquirenti
Nelle pagine dell’avviso, il materiale relativo a Michele Bertani viene dettagliato con precisione chirurgica.
La documentazione sanitaria. Cinque fotocopie della lettera di ricovero e dimissioni dal reparto di Psichiatria dell’Ospedale di Vigevano, datata 31 dicembre 2015.
Appunti manoscritti. Un block notes arancione e una copertina del Liceo Cairoli di Vigevano (frequentato da Michele nel periodo del delitto) contenente nomi e numeri di telefono.
Dispositivi informatici. Un computer portatile Toshiba Satellite Pro e due telefoni cellulari Nokia (modelli 5130 e XpressMusic).
Testi e elementi della sua vita privata. Fotocopie di testi musicali del gruppo “Invers” e il curriculum vitae del giovane.
Chi era Michele Bertani e perché “parla” oggi
Michele Bertani era un amico d’infanzia di Andrea Sempio. Le loro strade si sono incrociate per anni tra le piazze di Vigevano e Garlasco, per poi dividersi. Michele non potrà mai fornire la sua versione dei fatti o chiarire la natura delle sue confidenze con Sempio: è morto suicida nel 2016, all’età di 28 anni.
Gli interrogativi che circondano questa figura sono profondi. Perché i magistrati ritengono così importante una relazione psichiatrica del 2015 o dei testi musicali per risolvere un omicidio del 2007? La sensazione è che la Procura stia cercando nel disagio e nei silenzi di Bertani il tassello mancante per definire il movente o la condotta di Sempio.
L’enigma del post: “C’era una ragazza lì che sapeva”
L’inquietudine attorno a Bertani è alimentata da una ricostruzione che ha già occupato le cronache nazionali. Poco prima di togliersi la vita, e a ridosso della condanna definitiva di Alberto Stasi, Michele pubblicò su Facebook (dove usava il nickname cabalistico Mem He Shin) una frase tratta dai Club Dogo: “La Verità Sta Nelle CoSe Che NeSSuno sa!!! la Verità nessuno mai te la racconterà”.
Secondo una complessa analisi riportata dal settimanale Gente e ripresa da Tgcom24, decriptando le lettere minuscole di quel post attraverso l’alfabeto ebraico, si otterrebbe una frase agghiacciante: “C’era una ragazza lì che sapeva”.
in proposito è pure necessario precisare che diversi pareri scientifici espressi pubblicamente da periti e crittografi hanno messo in dubbio questa “suggestione”. E l’hanno definita una forzatura interpretativa priva di rigore linguistico.
Eppure, il fatto che la Procura di Pavia abbia inserito ufficialmente nei propri atti il materiale clinico e informatico di Bertani suggerisce che, per gli inquirenti, gli interrogativi sul suo eventuale ruolo nella vicenda umana di Andrea Sempio siano tutt’altro che risolti.
Torna alle notizie in home