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Salute

Giornata Mondiale dell’amiloidosi: la giornata che si nasconde

Diagnosi precoce e nuovi farmaci cambiano la prognosi

di Priscilla Rucco -


Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’amiloidosi, un appuntamento promosso dal 2021 da Amyloidosis Alliance, la federazione internazionale delle associazioni di pazienti, e sostenuto in Italia dall’associazione Famy. L’obiettivo resta quello della prima edizione: far conoscere un gruppo di patologie rare che troppo spesso vengono scoperte tardi, quando gli organi colpiti hanno già subito danni difficili da recuperare. Quest’anno la ricorrenza cade in un momento di grandi cambiamenti, segnato dall’arrivo di nuove terapie rimborsate dal Servizio sanitario nazionale.

Proteine che cambiano forma

Con il termine amiloidosi si indicano oltre trenta malattie diverse, accomunate da uno medesimo meccanismo. Alcune proteine dell’organismo, invece di mantenere la loro struttura, si ripiegano in modo anomalo e si aggregano in fibrille insolubili. Questi depositi si accumulano nel cuore, nei reni, nei nervi periferici, nell’apparato digerente e in altri tessuti, compromettendone progressivamente la normale e corretta funzione. Le forme più frequenti sono due. La prima è l’amiloidosi da catene leggere (Al), legata a un piccolo gruppo di plasmacellule del midollo osseo che produce frammenti di anticorpi difettosi: in Italia si stimano circa 800 nuovi casi l’anno. La seconda è l’amiloidosi da transtiretina (Attr), una proteina prodotta dal fegato che può diventare instabile con l’invecchiamento, nella cosiddetta forma wild type, oppure per una mutazione genetica ereditaria.

Segnali sfumati, diagnosi in ritardo

I disturbi iniziali sono spesso impercettibili e somigliano a quelli di malattie molto più comuni: affanno, gonfiore alle gambe, stanchezza, formicolii a mani e piedi e problemi intestinali. Un indizio spesso sottovalutato è la sindrome del tunnel carpale, soprattutto se colpisce entrambi i polsi. Le ricerche più recenti indicano che la cardiomiopatia da transtiretina interessa tra il 2,5 e il 14 per cento dei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione conservata, quota che sfiora il 20 per cento quando è presente anche il tunnel carpale bilaterale. Oggi la diagnosi può contare su strumenti meno invasivi rispetto al passato: la scintigrafia consente in molti casi di identificare la forma da transtiretina senza biopsia, il dosaggio delle catene leggere libere nel sangue orienta verso la forma Al e il test genetico distingue le varianti ereditarie, coinvolgendo anche i familiari.

Come si cura la forma Al?

Per l’amiloidosi da catene leggere la terapia punta a fermare le cellule che producono la proteina responsabile. Dal 2021 in Europa è approvata la combinazione dell’anticorpo monoclonale daratumumab con bortezomib, ciclofosfamide e desametasone, che nello studio Andromeda ha aumentato in modo netto le risposte ematologiche complete. Nei pazienti idonei resta un’opzione il trapianto autologo di cellule staminali.

Transtiretina, le nuove terapie

Sul versante della transtiretina le possibilità sono cresciute molto velocemente. Il tafamidis, che stabilizza la proteina impedendone la disgregazione, ha dimostrato di ridurre mortalità e ricoveri cardiovascolari. Allo stesso meccanismo appartiene l’acoramidis, assunto per bocca e rimborsabile in Italia per la cardiomiopatia dal novembre 2025. Diversa è la strategia dei silenziatori genici, che riducono la produzione di transtiretina nel fegato: la scorsa primavera l’Aifa ha esteso alla forma cardiaca la rimborsabilità del vutrisiran, somministrato con un’iniezione sottocutanea ogni tre mesi, e a settembre ha dato il via libera all’eplontersen per la forma ereditaria con polineuropatia, che i pazienti possono autoiniettarsi una volta al mese.

Le sfide ancora aperte

Un editoriale pubblicato su The Lancet il 1° agosto di quest’anno ha ricordato che in alcuni sottotipi la sopravvivenza stimata a dieci anni è passata da circa il 5 al 20 per cento. Restano però aperte le disuguaglianze nell’accesso ai centri specializzati e ai test genetici, ancora distribuiti in modo disomogeneo tra le Regioni. Se ne parlerà a Roma il 28 ottobre, a Palazzo Baldassini, dove l’Osservatorio malattie rare presenterà il documento “L’età non è una diagnosi”, dedicato al rischio che negli anziani la malattia venga scambiata per un semplice effetto degli anni. Il senso della Giornata sta tutto qui: riconoscere presto l’amiloidosi significa poterla curare.

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