I dati del debito pubblico condizionano il voto americano
Spese raddoppiate in dieci anni e un buco annuale da 2.000 miliardi
La soglia storica è stata ufficialmente superata: il debito nazionale degli Stati Uniti ha toccato i 40.170 miliardi di dollari.
Questa cifra evidenzia un raddoppio esatto del carico fiscale sui contribuenti rispetto a un decennio fa. Sebbene l’economia sia in condizioni relativamente buone, la salute fiscale del Paese è peggiorata negli ultimi anni, senza che né i repubblicani né i democratici al Campidoglio siano disposti ad affrontare pienamente la questione.
Ma come si è arrivati a questo punto? Per spiegarlo, basta guardare i dati ufficiali del Congressional Budget Office (CBO), l’ente indipendente che controlla i conti del Congresso americano.
L’anno fiscale del 2026, terminato il 30 settembre, mostra un bilancio fortemente squilibrato. Lo Stato ha registrato uscite record per 7,4 mila miliardi di dollari, a fronte di incassi dalle tasse di soli 5,4 mila miliardi. Questo divario ha lasciato un buco di ben 1,992 mila miliardi di dollari. È come se il governo avesse speso 1,37 dollari per ogni singolo dollaro incassato, finanziando la differenza a debito.
Il problema non è solo l’ammontare del disavanzo ma anche il costo per mantenerlo.
A causa dei tassi d’interesse ancorati verso l’alto dalla Federal Reserve per battere l’inflazione, gli interessi sui titoli di Stato sono esplosi.
I conservatori criticano fortemente l’eccessivo costo dei programmi di assistenza sociale. La loro strategia si basa su tagli drastici alle uscite federali e su una forte riduzione delle tasse per favorire le imprese. Tuttavia, diversi economisti avvertono che riducendo la pressione fiscale si rischia di diminuire ulteriormente le entrate dello Stato, allargando di conseguenza il deficit.
La difesa dei progressisti
I progressisti difendono invece la tutela dei servizi sociali per i cittadini. La loro linea punta sull’espansione delle entrate pubbliche, suggerendo un incremento del carico fiscale per i redditi più elevati e per i grandi gruppi industriali.
Chi non è d’accordo, però, sostiene che tutti questi esborsi statali continuino a spingere l’inflazione e a far crescere l’enorme deficit nei conti pubblici.
La politica tariffaria sulle merci estere introdotta da Trump ha aumentato in modo sensibile il carico finanziario su esportatori, intermediari e consumatori finali.
Dopo un boom iniziale da decine di miliardi di entrate, la Corte Suprema ha però bocciato la misura, costringendo lo Stato americano a un maxi-rimborso da 145 miliardi di dollari.
Tra spese impreviste e non solo
Una spesa imprevista che ha azzerato i guadagni e che copre appena una minima frazione del gigantesco buco di bilancio americano. Inoltre l’invecchiamento progressivo della popolazione sta facendo lievitare i costi legati ai programmi di previdenza sociale (Social Security). Questa dinamica demografica richiede stanziamenti sempre più imponenti, esercitando una pressione costante sulle casse dello Stato e allargando in modo significativo il disavanzo tra uscite federali ed entrate erariali.
A prescindere dal vincitore delle elezioni, la prossima amministrazione si troverà davanti a una rigida realtà.
Le relazioni ufficiali del Government Accountability Office (GAO), l’organo ispettivo indipendente americano, avvertono che l’attuale andamento dei conti è del tutto insostenibile nel tempo. Ogni dollaro impiegato per finanziare gli interessi sui vecchi prestiti rappresenta una risorsa sottratta alla scuola, alla sanità, alle infrastrutture e ai progetti per il futuro delle famiglie.
Dal punto di vista dei mercati finanziari, per capire cosa succederà dopo il voto bisognerà osservare tre elementi chiave: quanto sarà forte la maggioranza del partito vincente, come verrà scritta la prima legge di bilancio e se i politici accetteranno di fare rinunce per coprire i nuovi costi dello Stato. Questi fattori sveleranno se il prossimo Congresso cambierà il modo di spendere i soldi pubblici, se farà aumentare ancora il debito o se porterà ad uno stallo politico che non farà bene ai conti del Paese.
PER TUTTE LE NEWS DI ESTERI
Torna alle notizie in home