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Google stangata da 890 milioni: abuso di posizione dominante

La mazzata della Commissione Ue, violato il Dma: la burocrazia Ue contro Big Tech

di Cristiana Flaminio -


Che stangata: e chissà se adesso che deve scucire 900 milioni di euro (suppergiù), Google capirà che deve smetterla di abusare della sua posizione dominante ostacolando le altre aziende che propongono servizi simili a quelli che offre anche Mountain View. La stangata a Google arriva a distanza di pochi giorni da quella che ha imposto ad AliExpress il pagamento di 550 milioni di euro e che ha fatto infuriare il ministero del commercio estero cinese. Equanimamente, ora la Commissione Ue se la piglia con gli americani. E sulla scorta del Digital Markets Act, arriva la mazzata per la regina di Big Tech. Sono, in realtà, due le sanzioni comminate dall’esecutivo comunitario a Google.

Google, genesi di una stangata

La prima riguarda Google Search, la seconda invece Google Play. La vicenda è sempre la stessa: Mountain View si è auto-favorita rispetto ai concorrenti, imponendo restrizioni alle imprese per indirizzare i consumatori verso canali di acquisto alternativi. Dovrà scucire, rispettivamente, 460 e 430 milioni di euro, in tutto 890 milioni. Si viaggia vicini al miliardo. Teresa Ribera, vicepresidente spagnola della Commissione, riferisce: “I prodotti migliori dovrebbero avere successo perché sono migliori, non perché sono di proprietà dell’impresa che gestisce il motore di ricerca. E i consumatori europei hanno il diritto di essere informati dagli sviluppatori di applicazioni su dove poter sottoscrivere le migliori offerte, anche quando il proprietario dell’app store non ottiene uno sconto”.

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“Un messaggio chiaro a Big Tech”

Le ha fatto eco l’altra vicepresidente, Henna Virkunnen: “La Corte ha riscontrato che Google danneggia le imprese che offrono servizi simili, come gli acquisti o lo sport, non concedendo loro lo stesso livello di rilievo su Google Search. La Corte ha inoltre riscontrato che Google ha impedito agli sviluppatori di applicazioni di offrire offerte più economiche ai clienti sulla piattaforma di applicazioni Google Play. Google deve ora porre fine a tale non conformità e non proseguirla in futuro. Le decisioni odierne inviano un messaggio chiaro; non esiteremo a utilizzare i nostri strumenti per salvaguardare le opportunità commerciali e di innovazione offerte dal regolamento sui mercati digitali”. L’Europa, dunque, fa mostra di voler fare sul serio. Una volta tanto, la burocrazia si rivela uno strumento che può servire a qualcosa. Innanzitutto a far cassa, poi a esercitare una pressione sulle grandi potenze digitali che hanno stretto l’Ue in una morsa.

Burocrazia, salvaci tu

Google e AliExpress, prima ancora la stangata (non ancora quantificata, ma sarà pesantissima) a Meta accusata di aver “disegnato” i suoi social con l’obiettivo di indurre dipendenza negli utenti. In mezzo la Francia che rompe il ghiaccio e vieta, sul serio, l’accesso ai social per i minori. La sfida è iniziata, manca solo il meglio: l’alternativa europea alle grandi piattaforme.


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