Hormuz chiusa, Bab el Mandeb sprangata, guai nel Mar Nero, speculazione a tutto gas: nulla sarà più come prima
La guerra del petrolio. Ovvero, nulla sarà più come prima. Nemmeno nella più ottimistica (e irreale) ipotesi che domani, puff, la guerra (anzi le guerre) finissero e sul mondo iniziasse a brillare il sole della pace perpetua. A Hormuz non passa più nemmeno uno spillo, il petrolio torna a volare e rivede quota 100 dollari al barile anche se, per ora, il brent s’attesta attorno ai 95 verdoni e il Wti sugli 85 dollari. Il problema, adesso, è Bab el Mandeb. Ci sarà pure un motivo se si chiama così, con un nome che tradotto in italiano vuol dire “Porta delle lacrime”. La “porta” dell’Africa sul Mar Rosso (e dall’altra parte, dell’Europa sull’Asia) sta per essere sprangata dagli houthi.
La guerra del petrolio
Una scelta obbligata dal momento che l’Arabia Saudita aveva diversificato le spedizioni studiando una nuova rotta che, bypassando Hormuz, attraversava il Mar Rosso. Non passa più niente. Ma il vero dramma sarà domani, quando seppur saranno riaperti al libero transito, i prezzi per noli e assicurazioni di petroliere, gasiere e altre imbarcazioni sarà molto più alto. E inciderà, in maniera strutturale, sui prezzi delle materie prime energetiche. Ma a complicare ulteriormente uno scenario già asfissiante di suo è arrivata pure la decisione del Kazakhstan. Che ha chiuso i rubinetti del petrolio. Troppo rischioso il viaggio, stop alle consegne dirette sul Mar Nero.
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L’altro fronte
La scelta dopo l’attacco dei droni al terminal di Cpc, il consorzio per l’oleodotto del Caspio, da parte degli ucraini. Bissati, poi, da quelli patiti dalla petroliera Nelsa, ritenuta da Kiev parte della flotta ombra a servizio dei russi. Le conseguenze di questo attacco rischiano di impattare, una volta di più, sulla tenuta dei mercati energetici. E chissà come la prenderanno in Asia, leggi Cina, dal momento che coi passaggi chiusi chi rischia quanto, se non più dell’Europa, è il Dragone.
Eni all’avventura nei mari del Nord
Nulla sarà più come prima. E dobbiamo iniziare a farcene una ragione. Ciò, però, non vuol dire per forza iniziare a disperarsi. L’Apocalisse è marketing su cui lucrano in troppi. Non è una soluzione a breve ma Eni ha deciso di puntare forte sul Mare del Nord. La sua controllata norvegese Var Energi ha proposto un’Opas (sì, come quella delle banche) su BlueNord. Un’operazione da 1,1 miliardi di euro che, dovesse andare in porto (come pare, dal momento che tutti appaiono concordi e d’accordo una volta tanto), potrebbe creare un colosso dell’oil & gas europeo da 450mila barili al giorno. Bene, ma intanto bisognerà fronteggiare la speculazione finanziaria internazionale.
Speculazione a tutto gas
Che, come ha riportato Bloomberg, ha già messo il gas nel mirino. Gli stoccaggi non sono fortissimi in Europa e, considerato che il gnl passa “solo” da Hormuz, c’è da scommettere (come stanno già facendo in troppi) che il prezzo aumenterà. Ieri è salito del 5%, avvicinandosi alla soglia dei 62 euro al megawattora. In pochi mesi, i futures valgono il doppio: a febbraio passavano di mano a 30 euro e rotti. Per l’Ue è una notizia ferale che riporta alla mente il caos scatenatosi nell’estate 2022, subito dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. L’Italia punta sull’Algeria e sui rifornimenti dall’Africa e dal Caucaso. Ma i prezzi non saranno di certo ridotti.
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L’apertura di Bruxelles alle energivore (e all’Italia)
Nulla sarà più come prima. E qualcuno se n’è accorto pure a Bruxelles. La Commissione ha dato l’ok alla proposta di modifica italiana per l’Ets. La dotazione per il fondo che compensa le maggiori spese per l’elettricità per le aziende energivore è salito da 1,5 a 3,6 miliardi di euro. L’importo massimo che lo Stato italiano potrà destinare ogni anno a questo regime di aiuti aumenta inoltre da 140 a 600 milioni di euro come aiuti di Stato approvati dalla Ue.
E Trump gioca coi dazi
Nulla sarà più come prima. Nemmeno sui mercati. Il mondo è sull’orlo del disastro, l’Europa rischia grosso e Donald Trump si balocca tra missili e dazi. Ora promette mazzate alla farmaceutica. Tariffe del 100 per cento per il primo anno, che raddoppieranno al 200% per i successivi, per i medicinali generici. Bruxelles è circondata da ogni lato. La guerra (soprattutto quella del petrolio) non è solo quella che si combatte coi missili. È, soprattutto, quella che si sopporta ogni giorno sul fronte interno. Le pressioni arrivano da ogni parte. Una lezione bisognerà pur trarla da questi mesi sciagurati. Nulla sarà più come prima.