Attualità

“Ho preferito i campi alla cattedra, ma così ci rubano l’avvenire”

di Redazione -


di LOREDANA CORSANO, imprenditrice agricola di Ariano Irpino
Sono un’imprenditrice agricola laureata in matematica. Ho un’azienda agricola in quel di Ariano Irpino (provincia di Avellino) e produco cereali, fieno, olio e ortaggi. Avrei potuto scegliere un altro mestiere, ma ho deciso di non lasciare la mia terra, il mio paese, i miei affetti e quindi ho scelto di creare qualcosa di bello in quella che definisco la mia realtà, anche se fra tante difficoltà. Ho investito dei capitali per ampliare l’azienda di famiglia e creare un futuro per i miei figli, proprio come hanno fatto i miei genitori. Tante persone, che conosco, continuano a chiedermi: come mai ti sei laureata e ti dedichi alla vita campestre? Ho sempre risposto che coltivare la terra vuol dire essere liberi, vivere all’aria aperta e mangiare sano. Queste penso siano giuste motivazioni per spiegare il perché della mia decisione. Scrivo, però, questa lettera per dirvi che noi agricoltori siamo stanchi della situazione in cui ci troviamo. Dobbiamo far sentire la nostra voce. In questi ultimi anni troppi sono i problemi che affliggono il primo settore. La nuova PAC (politica agricola comunitaria) impone condizioni inaccettabili per chiunque: come coltivare e cosa coltivare. A causa dei mercati comuni, i nostri prodotti vengono sottopagati. In conclusione, non siamo più padroni. Si parla tanto di sostenibilità, ma il problema è più semplice di quanto si pensi. Se tutte le aziende saranno orientate la biologico, la produzione diminuirà ulteriormente e saremo costretti ad importare da fuori non solo il 50 per cento, ma il 100 per cento. Produrre biologico, infatti, non fornisce le stesse quantità e la qualità di prodotto, che magari si può avere facendo una lotta integrata. La lotta integrata, quella che faccio nella mia azienda, vuol dire coltivare utilizzando prodotti fitosanitari solo all’occorrenza, senza farne un abuso. Si costringono, poi, tanti imprenditori, come me, a installare pale eoliche e pannelli solari. Nulla contro l’energia alternativa, ma questi impianti andrebbero messi lontani dai campi. Contribuiscono a diminuire il terreno coltivabile. Purtroppo anche ad Ariano siamo invasi da giganti del vento, con gravi e importanti danni per il paesaggio. Noi chiediamo, invece, di continuare a fare quello che amiamo.
Non vogliamo nessun prodotto importato sulle nostre tavole perché l’Italia è produttiva da Nord a Sud. Chiediamo solo che quanto coltivato venga valorizzato perché di qualità. Siamo invidiati da tutto il pianeta per una cucina inimitabile, basata appunto sull’eccellenza della materia prima. Abbiamo, dunque, un solo dovere: tutelare il made in Italy. Una missione che deve riguardare tutti, dal produttore all’utente finale. Invito i consumatori a comprare nelle aziende locali per acquistare il km 0. Ciò vuol dire avere nel piatto un qualcosa di freschissimo a un costo minore rispetto a quello del supermercato. Si contribuisce, inoltre, a incrementare il reddito di un comparto fondamentale per l’economia. Quando andate a fare la spesa, leggete bene le etichette, scegliete quanto conoscete. Il risparmio, a lungo andare, non porta guadagni. Siamo un paese agricolo, ma non tutti conoscono come è fatta una pianta di pomodoro, come si fa un formaggio. Manca troppo spesso l’educazione alimentare e ciò non è un vantaggio. Ecco perché ogni mamme ha un compito delicatissimo: insegnare i propri figli a mangiare bene. Se mangiamo bene, viviamo bene. I farmaci non servono quando sulla tavola portiamo cibi sani. La terra italiana occorre continuare a coltivarla per il sostentamento dell uomo. Non possiamo lasciare incolti i nostri possedimenti, come ci impone qualcuno. Con cosa dovremmo alimentarci? Con carne sintetica o prodotti che vengono da fuori? Abbiamo, dunque, la responsabilità di restare nelle nostre aziende, di sacrificarci per l’avvenire. Dio ci ha affidato la terra perché la custodissimo, la coltivassimo, non per distruggerla. Non chiediamo nulla di impossibile, solo di essere tutelati e di poter svolgere un lavoro con dignità. Non si può vivere senza agricoltura. Tutti abbiamo bisogno di mangiare bene e di fruire di quelle eccellenze che la nostra natura ci offre dopo tanto sforzo, passione e amore. Concludo con questo mio pensiero: non possiamo distruggere la bellezza del creato per soldi. Amiamo la natura, custodiamola per il futuro delle prossime generazioni. I nostri nonni hanno lavorato con grande sudore. Onoriamoli com impegno.



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