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Economia

Travolti dal (solito) destino nel richiuso Stretto di Hormuz

Il taglio alle accise non tornerà mentre riappare il fantasma della stagflazione

di Giovanni Vasso -


Travolti dal solito destino nell’ormai richiuso Stretto di Hormuz. Le navi, da lì, non passano più. Il petrolio s’impenna, il gas pure. Il brent approda minaccioso attorno agli 80 dollari al barile, in aumento di quasi il 5%. Il Wti tocca i 74 verdoni, segnando un’avanzata in termini percentuali pari a poco più del 4%. Il gnl, ad Amsterdam, supera in scioltezza i 50 euro al megawattora: il prezzo sale di quasi il 5%. Non è un campanello d’allarme, è già l’allarme. Le Borse, stavolta, non crollano. Ma il sentiment, come dicono quelli che la sanno lunga, è di attesa. Prima di incupirsi, ancora, bisogna capire cosa sta accadendo davvero. Gran confusione,insomma. Sintetizzata dai dati legati all’apertura di Wall Street. Il Dow Jones ha iniziato la seduta con un timido aumento (+0,25%), bruciato dal flop del Nasdaq (-0,55%). Certo, pesa (eccome) l’incubo della bolla Ai. Che, dall’Asia fino all’Europa, hanno tenuto bassi i titoli hitech inguaiando, e non poco, i produttori di chip. Ma lo scenario complessivo, da decifrare, è quello di una nebbia che avvolge tutto.

Hormuz richiuso, i prezzi alla pompa

L’unica certezza, allo stato attuale, è che il prezzo alla pompa continua a salire. Per il decimo giorno di fila, stando ai numeri del Mimit, aumenta il costo di benzina e gasolio. Ieri il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è stato pari a 1,879 euro al litro per la benzina e 1,989 per il gasolio. Cifre che, naturalmente, rappresentano una media. E, quando si parla di statistiche, è sempre bene ricordarsi del pollo di Trilussa. Senza più lo sconto sulle accise, giocoforza, i costi per gli utenti aumentano. Ma adesso che Hormuz è ancora chiuso, anzi richiuso, c’è solo da temere un’ulteriore escalation. Una stangata che potrebbe finire per gravare, ancora di più, sulle famiglie e sulle imprese italiane. A cominciare da quelle di piccole e medie dimensioni che poi rappresentano il fulcro stesso dell’economia nazionale.

Incubo stagflazione

Se i prezzi salgono, i costi vivi per le imprese aumentano. E, per soprammercato, l’alto costo del denaro rende difficile, se non al limite dell’impossibile, accedere al credito che è necessario per la sopravvivenza delle imprese a fronte di questi stessi rincari. Lo scenario, plausibile, è quello di un ulteriore stretta che la Bce potrebbe decidere di operare già alla prossima riunione, prevista per il 23 luglio prossimo. Lo spettro della stagflazione si aggira, senza più catene, nel dibattito pubblico europeo. In quello italiano, invece, è emersa una (mezza) certezza. Il taglio alle accise non tornerà. “Meglio misure per famiglie meno abbienti e per le imprese”, va ripetendo come un mantra il ministro Adolfo Urso.

Hormuz richiuso, Dubai studia come dribblare il problema

Qualcosa, però, si muove. C’è chi, come Dp World, sta cercando una soluzione utile a bypassare lo stallo. Come riporta il Financial Times, l’azienda starebbe pensando alla costruzione di un terminal portuale sulla costa Est degli Emirati Arabi, nella zona di Fujairah. Così facendo, Dubai si svincolerebbe dai pasdaran. E, con gli Eau, pure tutti i suoi numerosi clienti che dipendono dalle sue forniture di gas (e petrolio). Ci vorrà tempo, sicuramente ce ne vorrà meno di quello che servirà per riaprire al nucleare in Italia. E non sarà facile. Perché, con lo Stretto di Hormuz richiuso, tornano, pari pari, tutti gli incubi che ci sono passati in rassegna nelle scorse settimane.

Il nodo jet fuel

Secondo l’analisi di Reuters, l’Europa rischia di rimanere a secco di jet fuel nel terzo trimestre di quest’anno. Le vacanze non sono per niente salve. Stati Uniti e Asia traboccano di carburante per aerei, il Vecchio Continente invece avrebbe bisogno di trovare, e alla svelta, fino a 600mila barili al giorno. O sarà il caos. Di cui approfitteranno i (soliti) americani. L’Europa, al cospetto di Big Oil, rischia il fracasso. Anzi, rischia di finire travolta dal solito destino dell’ormai richiuso Stretto di Hormuz.

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