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Il tema del consenso blocca ancora la nuova norma sulla violenza sessuale

di Giuseppe Ariola -


Ancora un nulla di fatto per quanto riguarda il disegno di legge sulla violenza sessuale e sul consenso. Le distanze tra maggioranza e opposizione permangono e di fatto c’è stato un nuovo slittamento di 15 giorni. E’ questo il lasso temporale entro il quale si dovrebbe riapprocciare al dossier nella speranza di superare l’impasse. Con l’obiettivo di giungere a una sintesi, la relatrice del provvedimento e presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, aveva invitato i gruppi parlamentari a presentare nuove proposte, così da procedere in mondo condiviso con l’iter della nuova norma, ma superando le evidenti criticità presenti nel testo approvato all’unanimità alla Camera. La richiesta è però caduta essenzialmente nel vuoto. Le forze di opposizione sembrano voler rimanere a tutti i costi ancorate al provvedimento uscito da Montecitorio che introduce il principio del “consenso libero e attuale”, adesso considerato critico dalla maggioranza.

Il tentativo di mediazione

Anche per il rischio di incorrere nell’ipotesi di inversione dell’onere della prova, questione decisamente delicata in ambito penale. La sola eccezione è rappresentata dalla senatrice del gruppo per le Autonomie Julia Unterberger che ha tentato una mediazione tra il provvedimento già approvato alla Camera e il testo base adottato al Senato, nel quale la Bongiorno faceva invece riferimento ad atti compiuti “contro la volontà di una persona”. La soluzione mediana proposta dalla Unterberger recupera la formula del consenso libero e attuale, integrandola però con la precisazione che “l’assenza di consenso all’atto sessuale deve essere riconoscibile e valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto commesso”. Benché non ci sia poi tutta questa fiducia che la mediazione riesca a sbloccare la situazione, i gruppi parlamentari hanno chiesto un po’ di tempo per studiare la nuova proposta giunta sul tavolo.

Legare adeguatamente il tema del consenso alla violenza sessuale

Da qui il rinvio della discussione di due settimane, nella speranza di poter finalmente giungere a un punto nell’interesse di tutte le vittime di abusi sessuali. Senza per questo rischiare di introdurre una norma controversa, la cui applicazione potrebbe generare ambiguità di non poco conto. E il fatto che ci fosse un accordo trasversale sul testo licenziato alla Camera non dovrebbe indurre a ritenere che la maggioranza abbia voluto rompere quel patto. Piuttosto che, quando si scrivono le leggi, bisogna distinguere tra gli aspetti ideologici che ne sono alla base dai profili tecnici. L’accordo c’è e deve essere rispettato, ma la nuova norma va scritta bene dal punto di vista giuridico.


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