Il giallo della casa di Cutro. Il corpo non si trova
Un dramma spietato che riporta la memoria ai grandi casi della cronaca di fine Novecento
La perquisizione effettuata nel 2024 dai carabinieri all'indomani della scomparsa di Salvatore Giglio, 69 anni, per la quale sono stati arrestati la moglie di 60 anni e il figlio 28enne con l'accusa di concorso in omicidio e occultamento di cadavere
Tra le mura di Cutro, una tragedia maturata all’ombra dell’odio familiare. Dopo due anni di menzogne, la svolta: arrestati la moglie e il figlio di Salvatore Giglio. Il corpo dell’uomo, gettato nelle acque del fiume, non si trova.
Una tragedia familiare di altri tempi
Un velo pesante, fitto come la nebbia che all’alba risale la valle del fiume Tacina, aveva avvolto la scomparsa. Sessantanove anni, inghiottito nel nulla dalla sera alla mattina.
Oggi, quella verità provvisoria — scolpita nelle pagine di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Crotone su richiesta del procuratore Domenico Guarascio — nel ritratto cupo di un dramma familiare consumato nel perimetro più intimo di una casa.
Gli arresti, la storia
Per l’omicidio e per l’occultamento del suo corpo sono stati arrestati e condotti in carcere la moglie sessantenne e il figlio di ventotto anni. Tutto comincia formalmente il 28 settembre del 2024.
A varcare la soglia della stazione dei carabinieri di Cutro una donna con lo sguardo fisso di chi deve compiere un gesto dovuto, nei suoi gesti una calma inquietante. Racconta ai piantoni che da sette giorni non ha più notizie del marito.
Salvatore Giglio, sostiene, si sarebbe allontanato il 21 settembre precedente. Settantadue ore di silenzio, poi novantasei, infine una settimana intera prima di bussare alla porta delle forze dell’ordine.
Un ritardo insolito, anomalo per una comunità coesa, che accende immediatamente il primo campanello d’allarme nella mente degli investigatori. Perché attendere una settimana intera per segnalare l’assenza di un familiare convivente?
Il depistaggio
Per gli inquirenti la risposta è racchiusa in una parola antica quanto la cronaca nera: depistaggio. Sette giorni utili non a cercare un uomo scomparso, ma a guadagnare tempo, a concordare le versioni, a cancellare ogni traccia.
Mentre la donna e il figlio ventottenne cercano di accreditare l’ipotesi dell’allontanamento volontario, tra le pareti domestiche si consuma l’opera di pulizia. Negli atti d’indagine un dettaglio agghiacciante: l’acquisto continuato di ingenti quantitativi di varechina.
Litri e litri di detergente usati per sfregare i pavimenti, smacchiare le superfici, cancellare le impronte ematiche e molecolari di quella che la Procura individua come la vera scena del delitto.
La Procura della Repubblica di Crotone dispone una vasta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti dei congiunti fino al dicembre del 2025. Le microspie piazzate nei veicoli e nelle stanze registrano le ansie, i colloqui a mezza voce, gli accordi sottobanco per cucire una versione da offrire agli inquirenti.
Un castello di carte
Un castello di carte destinato a crollare sotto il peso di contraddizioni flagranti e riscontrate falsità. Resta l’incubo di un cadavere mai trovato. Secondo la ricostruzione, l’omicidio di Salvatore Giglio si sarebbe consumato il 21 settembre 2024 nelle pertinenze della casa di Cutro.
Nelle ore successive, il corpo sarebbe stato trasportato fino alla località Steccato di Cutro e gettato nelle acque torbide del fiume Tacina. Per mesi, gli uomini del Ris e i subacquei hanno setacciato il letto del fiume alla ricerca di qualche segno. Ma il Tacina ha per ora trattenuto questo macabro segreto.
L’assenza del corpo non ha tuttavia impedito ai magistrati di ricostruire la catena degli indizi. In attesa di un processo, un dramma spietato che riporta la memoria ai grandi casi della cronaca di fine Novecento. Un odio cresciuto all’ombra dello stesso tetto, l’amore familiare trasformato in trappola mortale.
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