Il fanatismo religioso evangelico rende più pericolosa la guerra
Trump: con l'Iran nessun accordo, solo la resa
Nel settimo giorno dell’aggressione militare israelo-americana all’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha “intimato” alla Repubblica islamica di arrendersi senza condizioni, escludendo l’ipotesi di un’intesa negoziata. Il tycoon aveva provato la stessa mossa, senza successo, il 17 giugno 2025, a metà della “guerra dei 12 giorni”.
Il vice ministro degli Esteri iraniano, Nasser Kanaani, ha replicato con ironia al leader Usa, che in un’intervista a Axios ha affermato di voler essere coinvolto nella scelta della prossima Guida Suprema dell’Iran. “Qualcuno che non sa nemmeno scegliere il sindaco di New York vuole avere voce in capitolo sulla leadership in Iran”, ha rincarato la dose Khatibzadeh.
La mossa dell’Iran e le spine di Trump
Gli iraniani hanno deciso di minare ulteriormente la credibilità già in calo di Trump, permettendo ai giornalisti della Cnn di lavorare a Teheran. “Tutto è calmo in Iran. A parte le distruzioni, i negozi sono pieni, non ci sono code ai distributori di benzina. Così come non ci sono proteste contro le autorità”, ha detto il corrispondente tedesco Fred Pleitgen. Un quadro sicuramente complicato, ma che sconfessa la propaganda a stelle e strisce di un Paese ormai in ginocchio.
“Io sostengo Tucker, Trump non sa più neanche cosa sia il Maga e lo ha trasformato in Miga”. L’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene ha lanciato un nuovo attacco contro il suo ex capo, accusandolo di non seguire una politica di difesa degli interessi americani, ma di puntare al “Make Israel Great Again”. In un post l’ex fedelissima trumpiana ha difeso una possibile candidatura alla presidenza di Tucker Carlson, dopo che il Potus si è scagliato contro l’ex conduttore di Fox News, incolpandolo di “aver perso la strada” per le sue critiche all’operazione Usa in Iran.
Il fanatismo religioso made in Usa
Nel conflitto in corso sta rivestendo un ruolo non secondario la componente religiosa. Diversi pastori evangelici hanno pregato accanto a Donald Trump nello Studio Ovale per il successo militare. Alcuni di loro hanno posato le mani sul capo della Casa Bianca, seduto dietro la Resolute Desk, durante il momento di raccoglimento. L’incontro è stato organizzato da Paula White Cain, pastora evangelica e capo dell’Ufficio per la fede della presidenza. Il video è stato pubblicato sui social da Dan Scavino.
Militari statunitensi hanno rivelato che alcuni comandanti stanno presentando l’operazione militare come “piano divino”. Una deriva intrisa di fanatismo che rende tutto ancora più pericoloso. L’organizzazione Military Religious Freedom Foundation (MRFF) ha ricevuto più di 110 denunce presentate da oltre 40 unità in almeno 30 installazioni militari. I segnalanti, inclusi cristiani, musulmani ed ebrei, hanno chiesto l’anonimato per evitare ritorsioni.
La strage di bambine a Minab
I Pasdaran iraniani hanno rivendicato di aver colpito una base americana negli Emirati Arabi Uniti dalla quale sostengono sia partito l’attacco alla scuola femminile di Minab, sabato scorso, costato la vita a decine di bambine. In una nota dei Guardiani della rivoluzione, ripresa dalla tv di Stato, si legge: “La base aerea di Al-Dhafra, appartenente ai terroristi americani nella regione, è stata colpita utilizzando droni e missili di precisione. L’attacco criminale alla scuola Shajare Tayebe, che ha portato alla morte di 165 studentesse, è stato condotto da questa base”.
Il raid dello scorso 28 febbraio potrebbe essere stato eseguito dalle forze statunitensi. Ad ipotizzarlo è stato il New York Times, basandosi sull’analisi di immagini satellitari, video verificati e post sui social media. Funzionari dell’Amministrazione Trump hanno riferito ai membri del Congresso durante briefing a porte chiuse che le forze americane stavano operando nell’area dove è avvenuto il bagno di sangue.
Il sostegno di Russia e Cina all’Iran
La Russia, stando al Washington Post, sta fornendo informazioni utili all’Iran che gli consentono di effettuare rilevamenti precisi sui radar di allerta rapida o quelli “over-the-horizon” delle forze americane in Medio Oriente. La Cina potrebbe essere pronta a dare agli iraniani assistenza finanziaria, pezzi di ricambio e componenti per missili. Finora Pechino si è finora tenuta formalmente fuori dalle ostilità.
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