Il gelo di Bruxelles: perché il bilancio UE 2028-2034 rischia un blocco storico
La presidenza irlandese propone un taglio shock da 141 miliardi
Il Consiglio Europeo del 15-16 ottobre 2026, inaugurato oggi a Bruxelles, si è trasformato immediatamente in un terreno di scontro frontale sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034.
Bisogna stabilire le risorse economiche che serviranno all’Europa nei prossimi sette anni, in un contesto geopolitico segnato dalle transizioni green e digitali, dal supporto all’Ucraina e dalla necessità di rilanciare la competitività industriale del continente.
Il negoziato sul bilancio europeo ha subito una brusca frenata in seguito alla presentazione, lo scorso 10 ottobre, della proposta formale (negotiating box) da parte della presidenza irlandese del Consiglio dell’UE. L’impianto del documento riflette un chiaro orientamento al rigore finanziario, fissando il tetto complessivo a 1.825 miliardi di euro (equivalenti a 1,622 miliardi di euro in termini reali, calcolati con il potere d’acquisto del 2025).
La proposta
La proposta riduce di 141 miliardi di euro la base negoziata dalla Commissione Europea e si distanzia di 308 miliardi dalle posizioni del Parlamento Europeo. Se da un lato l’approccio irlandese asseconda le istanze di rigore dei paesi “frugali”, dall’altro mette a rischio il finanziamento delle principali priorità strategiche dell’Unione.
A Roma il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha confermato che la linea italiana è quella di non scendere sotto la soglia dei 2000 miliardi per blindare le risorse destinate alla politica agricola comune e ai fondi di coesione.
Anche i governatori di sei regioni (Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Toscana e Umbria) hanno inviato una lettera congiunta a Bruxelles, formalizzando un durissimo veto politico contro ogni ipotesi di riduzione delle risorse destinate allo sviluppo locale.
Anche la Spagna si unisce ai dubbi dell’Italia. Il governo spagnolo considera i 1825 miliardi di euro proposti dall’Irlanda assolutamente insufficienti. La diplomazia spagnola chiede maggiori risorse per la gestione dei flussi migratori e per i progetti relativi alla transizione verde e industriale.
La scadenza di fine anno 2026 per chiudere l’accordo politico sul bilancio non può essere dunque rispettata.
La stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ad altri leader europei, ha constatato lo stallo economico, riconoscendo che l’intesa definitiva slitterà inevitabilmente al 2027.
Il vertice straordinario
Per scongiurare una paralisi irreversibile, il presidente del Consiglio europeo pianifica un vertice straordinario il 26 e 27 novembre, puntando a una prima intesa politica entro l’anno.
I mesi che separano l’accordo politico dall’effettiva entrata in vigore del bilancio, a gennaio 2028, servono alle ratifiche dei ventisette parlamenti nazionali e al voto dell’Eurocamera. Far slittare l’intesa sui negoziati, significa accorciare pericolosamente questa finestra temporale.
Da un lato esiste la necessità imperativa di finanziare l’autonomia strategica, la difesa comune e la transizione industriale per non soccombere nella morsa geopolitica tra Stati Uniti e Cina; dall’altro, permane l’atavica resistenza contabile dei Paesi “frugali” e la trincea di Madrid e Roma a difesa dei pilastri storici come l’agricoltura e le identità territoriali.
PER TUTTE LE NEWS DI ESTERI
Torna alle notizie in home