Trump cancella la diretta streaming anche per motivi di sicurezza
La Casa Bianca spegne i riflettori sulla fucilazione di Hasan
Il presidente Donald Trump ha fermato il piano del Pentagono di trasmettere in diretta streaming globale l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex ufficiale medico responsabile della sanguinosa sparatoria del 2009 nella base texana di Fort Hood. La retromarcia è stata comunicata dallo stesso Trump attraverso un messaggio pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social.
La decisione del presidente Donald Trump segna un netto cambio di rotta rispetto alla linea del Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che aveva inizialmente promosso la diretta streaming per dare una dimostrazione di fermezza.
La scelta di Trump
Fonti governative hanno rivelato che la Casa Bianca era rimasta all’oscuro dei dettagli operativi del Pentagono, spingendo Trump a intervenire direttamente sui social.
Attraverso il post su Truth Social, il presidente ha spiegato la sua scelta con queste parole:
“Penso che trasmettere l’esecuzione in streaming, affinché tutti possano assistervi, avrebbe potuto avere un forte effetto deterrente, mostrando al mondo come l’America tratta i terroristi e la FECCIA come Hasan. Tuttavia, molte persone perbene avrebbero preferito non assistere all’esecuzione. Morirà, come previsto, davanti a un plotone di esecuzione, ma questo evento non sarà trasmesso“.
Dopo aver comunicato lo stop alla diretta streaming globale, Trump ha concluso il post specificando che l’accesso ravvicinato e di persona resterà comunque garantito ai familiari, specificando che i parenti stretti delle vittime avranno il diritto di assistere di persona alla fucilazione. “Loro meritano di essere testimoni della GIUSTIZIA”.
La decisione di annullare la trasmissione in diretta è la risposta ad un coro di forti proteste che ha unito istituzioni americane, esperti di sicurezza e organismi internazionali in una condanna pressoché unanime.
Esponenti di spicco sia del Partito Democratico che del Partito Repubblicano hanno apertamente criticato l’iniziativa, definendola uno “spettacolo grottesco” e una deriva macabra non degna delle istituzioni statunitensi. Il livello di frattura interna è emerso chiaramente quando persino il vicepresidente JD Vance ha preso pubblicamente le distanze dal Pentagono, dichiarando che non avrebbe mai guardato la trasmissione.
Il monito degli esperti
Inoltre numerosi analisti geopolitici ed esperti di antiterrorismo hanno lanciato un severo monito sui rischi di sicurezza legati alla diffusione del video.
Nidal Hasan, che oggi ha 56 anni ed è costretto su una sedia a rotelle a causa delle ferite riportate durante la strage del 2009, rischiava di essere percepito non come un criminale punito, ma come un martire. Gli esperti hanno avvertito che le immagini della sua fucilazione sarebbero diventate un potentissimo strumento di propaganda visiva, facilmente utilizzabile dai gruppi terroristici islamisti per campagne di radicalizzazione sul web e per reclutare nuovi affiliati.
L’ONU ha equiparato la diretta a una forma di tortura e a una violazione dei trattati sui diritti umani, raccogliendo il coro di protesta di leader religiosi come l’arcivescovo militare Timothy Broglio, il quale ha sottolineato come la giustizia non debba mai scadere nella spettacolarizzazione della morte.
Al di là delle implicazioni etiche, gli esperti legali del New York Times hanno evidenziato un ostacolo normativo insormontabile: la messa in onda sul web si sarebbe scontrata con i regolamenti interni dell’Esercito statunitense. Tali direttive vietano in modo assoluto la visione di qualsiasi esecuzione ai minori di 18 anni, un vincolo impossibile da garantire attraverso un canale di streaming ad accesso pubblico e non filtrato.
L’esecuzione di Nidal Hasan resta confermata per il 3 dicembre 2026. Il condannato sarà giustiziato senza telecamere tramite plotone d’esecuzione, segnando la prima condanna a morte militare di questo tipo negli Stati Uniti in oltre sessant’anni.
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