L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



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Biennale 2026, la “resistenza gentile” contro il caos delle polemiche

Mentre la politica incespica in colpe e presunti delitti, il Padiglione Italia prova a essere un varco di improvvisazione verso l'altrove

di Elizabeth Costello -

Una ventina di figure, di "divinità minori", arrivate da chissà dove, fatte di argilla, di cocci di terracotta, ornate di fiori che escono da teste abbozzate, adornate con conchiglie, plastiche, pietre, oggetti raccolti vicino alla studio dell'artista. Figure "classiche" che parlano senza voce di tempi lontani che guardano al presente, della cura del fare, della passione per la bellezza mai antica di un paesaggio naturale, di un ambiente dove l'umanità ha positiva consapevolezza del rapporto con la natura. Sono sculture, non monumentali, parte del progetto "Con te con tutto" di Chiara Camoni, l'artista protagonista della mostra al Padiglione Italia alla 61esima Esposizione Internazionale d'arte della Biennale di Venezia


Mentre la 61esima Biennale d’Arte di Venezia si trasforma in un’arena di invettive, dimissioni e boicottaggi, c’è chi prova a tracciare una rotta diversa, lontana dai fragori orchestrali della politica.

Fabio Bozzato, sulle colonne di The Italian Review, solleva il velo sulle contraddizioni di un’edizione che, nata sotto il segno delle “tonalità minori”, si è ritrovata schiacciata dal “disordine crudele” del mondo.

Il Padiglione Italia: un grido soffocato d’aiuto

Al centro dell’analisi di Bozzato il Padiglione Italia, intitolato “Con te con tutto”. Un titolo che contiene un’ammissione di fragilità quasi rivoluzionaria in un’epoca di sovranismi estetici.

Il progetto dell’artista Chiara Camoni e della curatrice Cecilia Canziani non cerca la prova di forza, ma risponde al tema della kermesse (In Minor Keys) con una confessione di impotenza che diventa, paradossalmente, un atto di resistenza.

La nazione come “comunità di passaggi”

Bozzato mette in luce un punto fondamentale che scardina la retorica classica dell’identità nazionale. Attraverso le parole della curatrice Canziani, emerge una visione dell’Italia che è l’esatto opposto di una fortezza chiusa

Una identità liquida, perché l’Italia all’Arsenale si presenta come una “comunità di attraversamenti”, proiettata nelle acque del Mediterraneo.

Il coro contro l’ego. Non c’è la voce solista dell’artista, ma un coro di presenze che trasforma il Padiglione in una piazza di incontri.

Il cortocircuito tra arte e politica

Il testo di Bozzato su The Italian Review non fa sconti al contesto bellico e istituzionale in cui la Biennale è immersa. Mentre il Padiglione Italia lavora sull’argilla — materia fragile e collettiva — fuori dalle Tese delle Vergini esplode la questione delle nazioni.

“Mai era successo di assistere a un’edizione della Biennale deformarsi in un’arena di invettive, minacce, vendette… l’arte non è avulsa dagli umori del mondo e dal suo disordine crudele”, scrive Bozzato.

In questo scenario, il “fare insieme” della Camoni non solo una pratica artistica, ma un modello politico alternativo.

La vera sorgente del progetto, il “tempo condiviso”, simboleggiato da quel “filo perduto” in un tappeto tessuto a quattro mani. Un errore che diventa il ricordo più plastico di cosa significhi stare davvero insieme, senza la pretesa di dominare la materia o l’altro.

Un’identità di “respiro”

Mentre la politica incespica in colpe e presunti delitti, il Padiglione Italia prova a essere un varco di improvvisazione verso l’altrove.

Per chi legge oggi di arte e società, la lezione che Bozzato estrae dalla Laguna è chiara. L’unica identità possibile nel 2026 è quella che accetta la propria fragilità e si apre all’ascolto dei “mormorii”, rifiutando il passo cadenzato delle marce militari.


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