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Il talento di Lara Colturi

di Alberto Filippi -


La storia di Lara Colturi dovrebbe far riflettere seriamente lo sport italiano. A 19 anni è già la seconda slalomista più forte del mondo, alle spalle soltanto di Mikaela Shiffrin. Un talento puro, nato a Torino, cresciuto nello sci e arrivato ai vertici della Coppa del Mondo grazie a una scelta tanto semplice quanto clamorosa: poter continuare a essere allenata dalla propria famiglia.

Una scelta che la federazione italiana non ha saputo o voluto accettare. E così l’Italia si è lasciata sfuggire una campionessa, non per mancanza di risultati o di prospettive, ma per rigidità burocratiche. Regole pensate più per tutelare equilibri interni, staff e allenatori che per valorizzare davvero chi scende in pista e si gioca tutto, ogni giorno.

La storia dello sport insegna che i percorsi “fuori schema” non sono un’eresia. Alberto Tomba allenato da Gustav Thöni lo dimostra, così come altri figli d’arte che hanno rischiato di perdersi e sono diventati campioni solo quando è stato permesso loro di seguire la strada più adatta al proprio talento.

Negli sport dove non girano milioni e il sacrificio è enorme, spesso familiare, dovrebbe esistere una sola regola non scritta ma fondamentale: allenatori e strutture devono essere al servizio degli atleti, non il contrario. Lara Colturi oggi vince e cresce sotto un’altra bandiera. E questa, più che una sua scelta, resta una sconfitta della burocrazia sportiva italiana.


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