Il tema della sicurezza e quello delle piazze come trincea della campagna elettorale
Come due questioni apparentemente distinte sono finite per intrecciarsi in un’unica battaglia destinata a pesare sulle scelte degli elettori
C’è un elemento diventato sempre più chiaro sulla scena politica: il tema legato alla sicurezza ha assunto una tale centralità che senza dubbio accompagnerà il dibattito pubblico fino al voto per le politiche nel 2027. A prescindere da quando si svolgeranno.
La prossima campagna elettorale, quindi, non si giocherà prevalentemente su tasse, pensioni o su promesse e strategia per favorire la crescita economica. A dominare il confronto tra centrodestra e centrosinistra sarà soprattutto la sicurezza. Certamente più di quanto non sia accaduto in passato. Questo perché in tante città, periferie e stazioni si percepisce come quello che da sempre è considerato un problema ha fatto, purtroppo, un salto di qualità, degenerando in emergenza. E al tema della sicurezza si lega ormai indissolubilmente quello dei cortei e degli appuntamenti di piazza che sfociano in episodi violenti.
Il legame tra piazze e sicurezza
Proprio come si è visto nelle ultime settimane, oltre alla gestione della sicurezza, anche il diritto di manifestare e le modalità con cui lo si fa sono finiti al centro di uno scontro politico sempre più acceso. Due questioni apparentemente distinte sono quindi finite per intrecciarsi in un’unica battaglia destinata a pesare sulle scelte degli elettori. Anche guardando attentamente alla strategia di Futuro nazionale, il centrodestra ha tentato di correre per tempo ai ripari.
La stretta sulle manifestazioni, il rafforzamento delle misure per garantire l’ordine pubblico, l’impiego dei militari e l’inasprimento delle norme contro la microcriminalità rispondono a questa logica. Come anche il dibattito a tratti decisamente esagerato, forse addirittura fuorviante, sulla legittima difesa. Altro tema che pure si è affacciato sulla scena e senza dubbio sarà riproposto.
Il messaggio della maggioranza è semplice. Lo Stato deve far rispettare la legalità e garantire ai cittadini il diritto di vivere senza paura. Per strada come a casa propria. Il tentativo è parlare direttamente ai cittadini. A quell’elettorato preoccupato dagli episodi di violenza, dalle aggressioni, dalle baby gang e dal degrado urbano. Se poi la piazza, legittimamente cavalcata dall’opposizione come strumento di lotta politica, diventa simbolo dello scontro sulla sicurezza, il centrodestra si trova davanti alla ghiotta occasione di consolidare una percezione che lo vede come argine al disordine e all’illegalità.
La strategia del centrosinistra
Dall’altra parte del campo, il centrosinistra ha gioco facile nel denunciare più o meno concreti eccessi repressivi. Maggiormente difficile è evitare di essere identificati come indulgenti verso chi trasforma le proteste in violenza.
Trovare un giusto equilibrio non è quindi facile. Soprattutto per un’alleanza che comprende sensibilità a tratti profondamente diverse. Da una parte la sinistra più radicale, vicina ai movimenti e alle mobilitazioni sociali, dall’altra quella divenuta nel tempo più moderata. Nel suo complesso, però, la possibilità che la coalizione non vuole farsi scappare è quella di far ricadere il problema legato alla sicurezza sulla gestione dell’attuale maggioranza. Una strategia già posta in essere sia per quanto riguarda il tema della criminalità in generale, sia con riferimento alle escalation violente durante cortei e proteste.
La partita elettorale sul tema della sicurezza, dunque, si giocherà su un doppio fronte. Innanzitutto, sulla necessità di trasferire ai cittadini la percezione di poter gestire il problema. In secondo luogo, sulla rassicurazione di riuscire a farlo senza comprimere i diritti. Il tutto in una campagna elettorale nella quale le piazze si preannunciano protagoniste.
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