Il valore etico della motosega di Milei/5
La motosega di Milei non rimane confinata in Argentina, assurge a simbolo universale dell’orientamento liberale in politica economica e sociale. Si tratta di liberare l’uomo dalle catene della burocrazia onnipotente e onnisciente che entra nei rapporti privati e pretende di guidare la società alle sorti “progressive”, comunicate in via riservata dal Padreterno. L’interventismo della res publica produce guasti economici ben visibili, per l’inevitabile appesantimento del debito pubblico, ma anche etico-sociali meno visibili, per il suo necessario corredo misoneistico.
L’apparato burocratico affievolisce e ostacola la spinta innovativa della società, per le intrinseche caratteristiche del suo modus operandi. Basta fare un piccolo esempio.
Se Cristoforo Colombo avesse dovuto chiedere l’autorizzazione a scoprire l’America, facendo apposita domanda ai legulei della corte spagnola, non sarebbe nemmeno partito. Il nuovo non può essere autorizzato, per il semplice fatto che l’autorizzazione riguarda le cose previste e sperimentate, assunte in uno schema tipico e uniforme. Le procedure autorizzative per loro natura sono conservatrici, perché l’oggetto da autorizzare deve essere conosciuto a priori e deve uniformarsi a un prototipo predefinito. Ma non solo le procedure autorizzative ex ante, bensì l’intera attività burocratica, quand’anche diretta al controllo ex post, è caratterizzata dalla staticità conservativa.
Ogni controllo amministrativo si risolve infine nella verifica di corrispondenza al prototipo. Solo il controllo di tipo tecnico, avente per oggetto i requisiti di funzionalità e sicurezza, è compatibile con una piccola dose d’innovazione. Il nuovo modello può ricevere il crisma dell’omologazione, a condizione che rientri nei parametri conosciuti; se al contrario l’innovazione tecnologica mette in crisi il sapere consolidato, l’omologazione non può essere concessa. Per questa ragione, le grandi scoperte della storia hanno avuto luogo al di fuori del campo d’intervento della burocrazia.
S’intende che il procedimento più radicalmente misoneista è quello dell’autorizzazione preventiva, che esclude il nuovo fin dall’inizio, mentre nel caso di controllo successivo si può sperare che la tipologia nuova, se incontra il gradimento del mercato, possa essere vidimata e omologata con l’introduzione di una nuova regola organizzativa dell’amministrazione pubblica. Anche l’erogazione di contributi e prestazioni segue un iter prefigurato e ripetitivo, sicché tutta l’attività burocratica, nel proteggere l’esistente, impedisce o quanto meno ostacola la nascita del nuovo.
In quest’attitudine ostativa primeggia la burocrazia italiana, che certamente avrebbe impedito a Steve Jobs di compiere i primi passi: non avrebbe potuto riunirsi coi suoi collaboratori in un garage di casa, con diversa destinazione d’uso; avrebbe dovuto aprire una partita IVA, ma non avrebbe potuto farlo, senza conoscere il codice Ateco di un’attività ignota; avrebbe dovuto pagare tasse e contributi prim’ancora di aver guadagnato qualcosa; l’Ispettorato del lavoro avrebbe sanzionato pesantemente la presenza di collaboratori non “regolarizzati”.
Sintetizziamo: in Italia non c’è posto per i nostri Cristoforo e Steve, costretti a cercare altrove la loro strada. Ci possiamo rallegrare dell’indole statica e misoneista della burocrazia solo in relazione all’attività di tipo repressivo, impositivo e ablativo. In quest’ambito, la ripetitività e l’uniformità degli atti amministrativi costituiscono l’unica vera garanzia per il cittadino, che non dovrà sopportare oneri imprevisti e atti arbitrari dell’autorità.
Avendo chiare le intrinseche caratteristiche dell’attività burocratica, ci rendiamo conto del valore etico della motosega di Milei. Nei limiti in cui i tagli non incidono sui beni pubblici essenziali, ma nei settori di iperprotezionismo complementare, hanno un effetto sicuramente benefico. L’invasività della burocrazia, diretta conseguenza del dirigismo socialista che affligge l’intera Europa e l’Italia in particolare, spegne le speranze e i sogni delle nuove generazioni. La motosega conferisce ai giovani il diritto di inseguire i propri sogni e dunque apporta alla società il valore etico della speranza, opposta alla perversione dell’eterna ripetitività.
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